Giustizia sociale, occupazione e crescita. Quali ricette per la “good economy”?

di | 26 marzo 2014 | economia | 0 commenti

Copertina libroGiustizia sociale, occupazione e crescita. Quali ricette per la “good economy”? È il titolo del volume edito dalla Eurilink, casa editrice della Link Campus University, che è stato presentato oggi alla Biblioteca dell’Università degli Studi Link Campus University.

Sono intervenuti Vincenzo Scotti, Presidente della Link Campus University, Domenico De Masi, professore emerito di Sociologia del lavoro presso l’Università Sapienza di Roma, Michele Bagella, ordinario di Economia monetaria all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. A moderare Giovanni Miele, giornalista Rai.

Il volume “Giustizia sociale, occupazione e crescita. Quali ricette per la good economy?” curato da  Luigi Paganetto, presidente della Fondazione Economia Tor Vergata Ceis,  raccoglie gli atti di un convegno a cui hanno partecipato autorevoli esperti ed accademici: oltre allo stesso Paganetto, Mario Amendola, Leonardo Becchetti e Claudio Becchetti, Patrizio Bianchi, Marco D’Alberti, Giampaolo Galli, Massimo Lo Cicero, Sebastiano Maffettone, Mauro Magatti e Pasquale Lucio Scandizzo.

Il libro pone al centro dell’attenzione il tema della giustizia sociale come condizione necessaria a stabilire un rapporto corretto tra la politica e il corpo sociale, senza che venga mai trascurata la centralità del cittadino. Di fronte al perseverare di una crisi economica, sempre più generale ed acuta, che getta un’ombra sulle teorie e sulle diagnosi economiche con le quali tale crisi viene affrontata, il libro volge l’attenzione ad interpretazioni diverse del dinamismo delle economie capitalistiche quale quella della good economy, un diverso modo di intendere la relazione tra efficienza ed equità.

Oggi infatti è diventato particolarmente evidente il disagio sociale, quello della povertà, delle disuguaglianze di reddito e della disoccupazione giovanile. Nel nostro Paese, a gennaio, il tasso di disoccupazione è balzato al 12,9%, un nuovo record. I disoccupati italiani, secondo i dati provvisori diffusi dall’Istat, sfiorano i 3,3 milioni. Guardando al tasso di disoccupazione giovanile, per la fascia cioè tra 15 e 24 anni, a gennaio questo era pari al 42,4%. I giovani in cerca di un lavoro sono 690mila. Ma il nostro Paese deve fare anche i conti con un debito pubblico ormai arrivato oltre il 130% del PIL, un macigno che blocca la ripresa del Paese e che ogni anno impone di destinare circa 80 miliardi di euro alla spesa per interessi invece che ad utilizzi alternativi più produttivi.

Il  libro suggerisce una vera e propria rivoluzione fiscale attraverso un nuovo patto con gli italiani: “pagare meno per pagare tutti”, attraverso una serie di iniziative chiave che riguardano la soglia massima obbligatoria per l’uso dei contanti e una modifica del funzionamento dell’Iva.

Nel libro viene affrontato anche il problema della corruzione. L’Italia, in compagnia del Ghana e della Macedonia è al 69 esimo posto in quanto a indice di corruzione percepita. Questo vuol dire un impatto estremamente negativo sul far impresa e, dunque, sulla competitività delle aziende italiane. Si aggiunga che i nostri settori produttivi sono oggi minacciati dalla concorrenza dei Paesi emergenti. In Cina esistono colossi da 22 miliardi di dollari di fatturato, come Huawei, che sono stati creati in soli 13 anni.

In Italia – sostengono gli autori del libro – ha funzionato il modello della “bottega artigiana” che ha creato innovazione e crescita sin dal Rinascimento. Oggi questo modello si traduce in un tessuto industriale costituito per il 99,9% da piccole e medie imprese che occupano da sole oltre l’80% della forza lavoro.

Tuttavia, sostengono gli autori, il “vantaggio” della crisi di oggi è che i mondi della ricerca e dell’impresa sono obbligati a lavorare insieme per sopravvivere. Università e Aziende non hanno più risorse economiche e quindi solo lavorando insieme riescono a reperire i fondi necessari per finanziare la ricerca e per creare prodotti competitivi.

Asse portante del libro, il capitale sociale, quale patrimonio fondamentale per lo sviluppo, il benessere e la tenuta delle relazioni socio-economiche. Occorrono etica ed esperienza, partendo comunque dalla considerazione, ovvia, che nessuna politica ha senso se essa non migliora il benessere dei cittadini, se non riduce il disagio sociale, se non migliora la percezione della società come una società giusta.

Più in generale, l’idea alla base della Good Economy è che l’obiettivo dello sviluppo economico è una forma di realizzazione della potenzialità delle persone, come individui e come comunità, che va al di là della mera capacità di produrre beni materiali.

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