Giovanni Tria, chi è e come la pensa su tasse e euro il neoministro dell’Economia

di | 1 giugno 2018 | attualità, economia, politica | 0 commenti

Giovanni Tria, il neo ministro dell’Economia del governo giallo-verde, è un professore ed ex consigliere di Renato Brunetta (FI). Vediamo nel dettaglio chi è e come la pensa. Nato a Roma 70 anni fa, si è laureato nel 1971 in Giurisprudenza alla Sapienza, parla inglese e francese, è preside della facoltà di Economia dell’Università di Tor Vergata oltre a essere stato presidente della Scuola Nazionale dell’amministrazione. 

 

Pochi giorni fa criticava nemmeno tanto velatamente il contratto Lega-M5s proprio per la sua vaghezza in termini di coperture. Un libro dei sogni, insomma, che ora gli toccherà mettere in pratica. “In genere – scriveva Tria – la realtà delle cifre ridimensiona spesso la visione e fino ad oggi non è emerso un accordo chiaro su quali siano i paletti di bilancio che si vorranno rispettare. Se le compatibilità di bilancio del programma dipenderanno da un improbabile mutamento delle regole europee (abbiamo già avuto un governo che è partito con il proposito di battere i pugni sul tavolo a Bruxelles) o se queste regole saranno forzate”.

Tria si è dichiarato favorevole a far scattare le clausole di salvaguardia per finanziare la flat tax. Quindi aumento dell’Iva per abbassare le tasse. Un mantra che Tria ripete da anni: “Come ho sostenuto da oltre un decennio e non da solo, ritengo che in Italia si debba riequilibrare il peso relativo delle imposte dirette e di quelle indirette spostando gettito dalle prime alle seconde”, scriveva su Formiche.net. Insomma una cosa non da poco. Per il professore si tratta di “una scelta di policy sostenuta da molto tempo anche dalle raccomandazioni europee e dell’Ocse perché favorevole alla crescita e non si capisce perché non si possa approfittare dell’introduzione di un sistema di flat tax per attuare un’operazione vantaggiosa nel suo complesso”.
 
Sulla flat tax del contratto gialloverde diceva: “Si parla di partire con una doppia aliquota. La questione è tecnicamente complessa ma ciò che conta è avviare il processo di semplificazione del sistema e la sua sostenibilità dipende non tanto dall’aliquota unica o le due aliquote, ma dal livello delle aliquote. La scommessa, secondo i sostenitori della riforma, è che essa porti a effetti benefici sulla crescita e quindi generi quel gettito fiscale aggiuntivo che dovrebbe compensare, almeno in parte, anche il costo iniziale della riduzione delle aliquote”.
 
Qualche dubbio in più sul reddito di cittadinanza: “Non sappiamo ancora cosa sarà questo reddito di cittadinanza e, quindi, le risorse richieste e l’ampiezza del pubblico dei beneficiari. Esso sembra oscillare tra una indennità di disoccupazione un poco rafforzata, (e tale da avvicinarla a sistemi già presenti in altri paesi europei, come ad esempio in Francia, certamente piu’ generosa dell’Italia con chi perde il lavoro) e magari estesa a chi è in cerca di primo impiego, e un provvedimento, improbabile, tale da configurare una società in cui una parte della popolazione produce e l’altra consuma”. 
 

Tria vuole uscire dall’euro? La risposta è no. I mercati possono stare tranquilli. Tuttavia il preside della facoltà di Economia di Tor Vergata ha un atteggiamento critico nei confronti dell’Eurozona e in particolare della Germania. E in questo concorda con Paolo Savona, colui che ha fatto fallire la nascita del governo Lega-M5S, domenica scorsa, proprio per i suoi dubbi sulla moneta unica. “Non conviene” uscire dall’euro ha detto in più di un’occasione Tria ma l’Europa deve essere cambiata. 

 

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