Giappone, troppo lavoro: morta di infarto a 31 anni

Miwa Sado, 31 anni, era una giovane reporter della televisione pubblica giapponese Nhk. A luglio 2013 è stata trovata morta, il suo cuore si era fermato. Un anno dopo le è stato riconosciuto il fatto che è morta per superlavoro (karoshi).

E la Nhk ha promesso oggi che le circostanze che hanno portato alla sua morte – 159 ore di straordinario in un mese – non si ripeteranno perché intende modificare le sue pratiche. La vicenda di Miwa Sado s’inquadra in un momento di forte attenzione da parte dell’opinione pubblica nipponica sul tema del “karoshi”, dopo che si sono ripetuti una serie di casi particolarmente atroci. Sado era incaricata della copertura delle elezioni locali di Tokyo e le elezioni della Camera alta del 2013. Morì tre giorni dopo quest’ultimo voto. 

“Il mio cuore si spezza ogni volta che penso che avrebbe potuto chiamarmi”, ha detto la madre al quotidiano Asahi shimbun. “Con la morte di Miwa, io mi sento come se metà del mio corpo sia stato portato via. Non sarò più capace di ridere per il resto della mia vita”. La rivelazione sulla morte di Miwa è particolarmente scioccante, perché la Nhk ha attivamente fatto campagna contro le condizioni di lavoro che portano al “karoshi”, in particolare dopo il suicidio del 2015 di una giovane dipendente della Dentsu, il gigante della pubblicità.

“Siamo dispiaciuti per aver perso un’eccellente giornalista e prendiamo seriamente il fatto che la sua morte sia stata riconosciuta come legata al lavoro”, ha detto il presidente della tv pubblica Ryoichi Ueda. “Continueremo a lavorare – ha aggiunto – per riformare (le nostre pratiche) in collaborazione con i suoi genitori”.

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