Gardini: il Paese deve ripartire dai giovani

di | 2 dicembre 2013 | Senza categoria | 0 commenti

Maurizio_GardiniRipartire dai giovani, perché possano continuare ad essere una speranza per il futuro. “Al nostro Paese occorre un patto tra politica e imprese, perché l’Italia torni a essere una terra ospitale per l’occupazione giovanile. Con oltre il 40% di giovani disoccupati e del 60% degli occupati una parte è precaria, siamo tra i Paesi fanalino di coda in Europa e rischiamo di perdere una generazione di italiani, tra chi emigra e chi si disaffeziona verso le istituzioni. Perdere i giovani significa perdere la speranza e con essa il futuro del Paese e questo non possiamo permettercelo. Dobbiamo andare avanti proponendo una visione di sviluppo”. Così il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini (nella foto), in occasione della prima assemblea dei Giovani cooperatori di Confcooperative che si terrà oggi e domani a Roma e vedrà nel pomeriggio alle 15.00 l’intervento del ministro del Lavoro Enrico Giovannini.
“Tra le nostre cooperative una su quattro ha nella governance almeno un under 35. Nelle cooperative sociali la percentuale sale al 47% e seguono le agricole con il 30%. Se a questo – continua Gardini – aggiungiamo che sul totale degli occupati il 22% sono stranieri e il 60% sono donne, le cooperative confermano di essere uno dei pochi ascensori sociali ed economici del paese nella valorizzazione di giovani, donne e stranieri”.
Nel dettaglio, spiega il presidente di Confcooperative, “la metà delle cooperative con almeno un under 35 nella governance è al Nord, un terzo al Sud, il 15% al Centro. Il 12% è di medie dimensioni, oltre il 30% sono piccole cooperative, il 56% sono micro. I giovani soci under 35 hanno ruoli di amministratore unico, componente cda, vicepresidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato”.
“La strada intrapresa dal governo va nella giusta direzione, ma occorre fare di più – conclude Gardini – uno scatto della politica che intervenga con un segnale forte e concreto, che potrebbe essere ad esempio quello di eliminare l’Irap per ogni neoassunto, avrebbe effetti positivi: rilancerebbe i consumi oltre a determinare nuovo reddito imponibile, nuovi versamenti contributivi, positivi anche per l’equilibrio dei conti previdenziali del Paese e conterrebbe i costi sugli ammortizzatori sociali”.

Lascia un commento

Devi essere loggato per scrivere un commento.