Furto dati online, italiani poco previdenti

di | 26 novembre 2013 | Web | 0 commenti

 

dati personaliUn popolo di “navigatori”, sì. Ma poco accorti. Il 67% degli italiani non cambia la password di frequente. Una ricerca dell’Osservatorio Cermes Bocconi-Affinion sul patrimonio informativo personale mostra la scarsa consapevolezza degli italiani sul tema e la poca attenzione nel tutelarsi. Il furto delle informazioni personali viene percepito come pericoloso, si ritiene che il rischio maggiore di queste sottrazioni sia online, ma la protezione avviene in modo elementare e a volte contraddittorio. “Soprattutto – sottolinea lo studio – siamo poco consapevoli della dimensione del patrimonio dei nostri dati personali. Lo studio ha chiesto agli italiani cosa ritengano faccia parte dei propri dati personali e quali siano la rilevanza e il rischio del loro furto. Ne emergono quattro profili comportamentali: gli ottimisti, i previdenti consapevoli, i fiduciosi e gli ansiosi vulnerabili”. Innanzitutto, si considera tale patrimonio legato soprattutto a informazioni tradizionali: “il 92% di noi concorda che sia composto dai dati anagrafici, l’85% considera compresi anche i dati sanitari, oltre l’80% annovera quelli economico-finanziari e i dati degli strumenti di pagamenti (per esempio, il numero di carta di credito), ma solo il 58% ricomprende nel patrimonio informativo personale anche i dati sugli spostamenti, come quelli generati dalla geolocalizzazione sui social network, oppure i dati della navigazione online, ad esempio la cronologia del browser”.
Riguardo le fonti di rischio, ossia le occasioni in cui è percepito maggiore il pericolo di sottrazione dei dati, spicca il furto del supporto (ad esempio smartphone, carta di credito, carta d’identità, tessera sanitaria) che totalizza 5,19 (su una scala a sette punti). A tal proposito i giovani avvertono molto alto il rischio di furto della sim card del cellulare. Anche la navigazione online è considerata a livello elevato di pericolosità (5,01), mentre si pensano un po’ meno pericolosi l’uso delle informazioni in ambiente mobile (4,73; per esempio, l’inserimento di dati via telefono) e l’uso in ambiente reale, come il dare la carta di credito al cameriere (4,72).
Sul fronte della sicurezza va detto inoltre che il 77% degli italiani non possiede un database protetto dei propri dati personali (come un file criptato o un’agenda da avere sempre con sé).

 

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