Foccillo (Uil): “Non dovevamo accettare il Fiscal compact, a rischio la tenuta sociale”

foccillo“I prepensionamenti sono utili come misura per fare entrare giovani nella pubblica amministrazione e quindi di fatto cambiare la mentalità. Questa è l’occasione giusta per far entrare i giovani. L’unico problema è che non vorremmo fosse una norma che ancora una volta indicasse i pubblici dipendenti come privilegiati, rispetto per esempio agli esodati”. Il segretario confederale della Uil, responsabile delle Politiche di programmazione economica e finanziarie e del settore del Pubblico impiego, Antonio Foccillo, apre così alla proposta lanciata ieri dal ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia e fa il punto con noi su quello che ci vuole per rimettere in moto il Paese: “All’Italia serve anche e soprattutto una nuova Europa, che sia politica, perché gli attuali vincoli strozzano l’economia”. A tal proposito, sul fronte dei conti pubblici Foccillo è molto preoccupato: “È stato uno sbaglio inserire il pareggio di bilancio in Costituzione e accettare il Fiscal compact dalla Ue. Basti pensare che la Germania, ritenuto un Paese virtuoso dal punto di vista dei conti pubblici, ha rifiutato di applicare il Fiscal compact. Noi invece dobbiamo pagare 40-60 miliardi all’anno per ridurre il debito pubblico. Alla fine si taglieranno diritti sanciti dalla Costituzione per rispettare i patti, mettendo a rischio la tenuta sociale”.

E come si può fare allora?

Bisogna cambiare le regole dell’Unione europea. Vanno modificati i Trattati, che non sono vangeli. Oggi ci sono altre condizioni, i Paesi membri non hanno più sovranità perché c’è un sovra-Stato, la Ue, che decide per tutti. Ma le regole vanno cambiate: tutto ciò che è investimenti in occupazione, sviluppo e produzione deve essere svincolato da queste regole meramente tecniche.

Tornando in Italia, come giudica le misure finora messe in atto dal governo Renzi?

Noi siamo d’accordo su tutto quello che è ridurre sprechi nella Pa e permette di riacquisire risorse. La Uil infatti ha dato al commissario Cottarelli un documento con tutta una serie di sprechi che si possono evitare subito. Ci faccia qualche esempio. Uno su tutti, la corruzione. La Corte dei conti ha certificato cifre enormi, la situazione per di più si è aggravata con la crisi. Ecco, la semplificazione, la riduzione del potere decisionale della Pa, la possibilità di intervenire rapidamente e direttamente con verifiche immediate riducono la corruzione. Altro caso di spreco enorme, le privatizzazioni. Quelle fatte nella Pa hanno creato società a partecipazione numericamente indefinite, con costi enormi e che hanno prodotto dei danni. Poi c’è una terza questione, abbastanza condivisa.

Quale?

In Italia esistono 30 mila stazioni appaltanti. Sappiamo bene che non è possibile ridurle ad una sola, ma vanno fortemente ridimensionate. Altrimenti continueremo ad assistere a sprechi enormi. Le faccio l’esempio di scuola della siringa, che la Regione Veneto paga 10 centesimi e magari un’altra Regione invece un euro. La stessa siringa. Con la centralizzazione degli acquisti si eviterebbero sperperi. Infine ci sono le consulenze.

Ci spieghi meglio.

Le consulenze vanno sì ridotte ma il criterio non deve essere quello della quantità, ma quello della qualità: ci sono consulenze milionarie che in molti casi neanche riguardano direttamente la Pa. Quelle vanno tagliate, come le società municipalizzate e le auto blu. Ma attenzione, tutto quello che riguarda i servizi essenziali non va toccato.

Per quale ragione?

Perché con la crisi che stiamo vivendo significherebbe impoverire ancora di più le persone. Ecco perché non siamo favorevoli alla riduzione del personale pubblico.

E gli esuberi?

Guardi, nella Pa, lasciando da parte la scuola, ci sono ben 360 mila precari. Se sono stati presi evidentemente ce n’è bisogno. Quindi come si fa a dire che ci sono degli esuberi? Qui stiamo parlando di sfruttamento, di persone sottopagate che spesso sono state costrette a ricorre alla giustizia per avere quanto dovuto, e che dopo 36 mesi vanno a casa. Sa questo che significa?

Ce lo dica lei.

Sommando questi precari agli esuberi vari arriviamo a circa un milione di dipendenti pubblici che andranno a casa.

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