Fiat, Befera: verificheremo il rispetto delle leggi fiscali italiane

di | 30 gennaio 2014 | attualità | 0 commenti

Attilio befera“Dal punto di vista fiscale non posso impedire alla Fiat di fare delle scelte” societarie “che sono economicamente convenienti per loro. Verificheremo il pieno rispetto delle leggi fiscali italiane”. Parola del direttore dell’Agenzia delle entrate, Attilio Befera, sul trasferimento della sede fiscale di Fiat a Londra, a margine di
“Telefisco”.
La multinazionale con sede (ancora per poco) a Torino, infatti, ha annunciato la nascita della nuova società Fca (Fiat Chrysler Automobiles), con sede in Olanda e domicilio fiscale nel Regno Unito, pur avendo ancora una “stabile organizzazione” in Italia. Si tratta dello stesso modello utilizzato per Cnh-Industrial, già avallato dai due Paesi che ospiteranno il gruppo..
La sede fiscale a Londra (annunciata ma non ancora ufficializzata formalmente dal comunicato) si spiega con i vantaggi che il sistema britannico accorda a chi matura dividendi all’estero. Scelta quasi obbligata per un Paese che è ormai, essenzialmente, una piazza finanziaria. La tassazione sui dividendi favorisce anche la nuova Fiat rispetto alla legislazione italiana.
Invece, la sede legale ad Amsterdam serve soprattutto agli Agnelli che possono sfruttare il maggior peso concesso nel voto in assemblea ai soci che abbiano la maggiore quota di una società. In questo modo anche con meno del 30 per cento della nuova Fiat la famiglia di Torino potrà controllare la società, cosa che con le leggi italiane sull’Opa non sarebbe possibile.
Befera ha quindi detto: “Non sono una persona che può giudicare, applico la legge. Siccome c’è libera circolazione di capitali e dei beni e servizi, è un fatto normale su cui il fisco non può intervenire se non attraverso le regole di legge”. In merito al pagamento delle tasse nel Paese da parte di Fiat, Befera ha spiegato che se “dopo il trasferimento della sede avrà delle stabili organizzazioni e delle società in Italia, queste ultime pagheranno le tasse in Italia”. Dal punto di vista legale l’operazione è possibile, perché un’azienda con “una stabile organizzazione” in Italia può esser definita estera se “intende operare in modo tale da essere considerata residente ai fini fiscali esclusivamente nel Regno Unito, pur essendo una società costituita nei Paesi Bassi”.
Per quanto riguarda il precedente di Cnh, sempre di casa Fiat, “la residenza fiscale nel Regno Unito dipende dalla circostanza che la sede centrale gestionale e organizzativa di Newco sia situata (in tutto o in parte) nel Regno Unito”. Il Lingotto ha dunque dovuto adottare tutte le misure necessarie.
Intanto, tiene ovviamente banco lo storico annuncio della Fiat. Sulla linea del premier Letta si è messo il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, intervenendo a “Prima di Tutto” su RaiRadio1: “Il problema non è la sede di Fiat ma il mantenimento della progettazione delle produzioni in Italia. Già prima di allearsi con Chrysler, Fiat aveva stabilimenti in giro per il mondo e pagava le tasse in molti Paesi, è naturale che le grandi multinazionali operino in piazze finanziariamente importanti come Londra”.
Anche la stampa finanziaria estera si occupa ampiamente del caso. Per il Financial Times la nuova holding va nella direzione della “decisione politicamente sensibile di allontanarsi dall’Italia”.

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