Ferrovie, processo per truffa e fusione con Anas: Mazzoncini rischia la poltrona

di | 13 giugno 2018 | attualità | 0 commenti

L’ad di Ferrovie dello Stato Renato Mazzoncini potrebbe avere i giorni contati. Come riporta oggi Il Fatto Quotidiano, il top manager, messo a capo di una delle più grandi aziende pubbliche del Paese da Matteo Renzi, potrebbe essere costretto a dimettersi per via dei problemi giudiziari e di quelli relativi alla fusione Fs-Anas.
Mazzoncini è stato rinviato a giudizio per quella che i magistrati considerano una truffa per l’utilizzo improprio di contributi pubblici per il trasporto locale con i bus di Umbria mobilità. Ebbene, c’è un articolo dello Statuto di Fs che in casi giudiziari come questo prevede un meccanismo automatico che può portare alle dimissioni, per di più senza buonuscita, o per mano degli amministratori Fs o in seconda istanza per una decisione del ministro dell’Economia.

Come se non bastasse, c’è la fusione Fs-Anas. Il ministro dei Trasporti, il pentastellato Danilo Toninelli, ha fatto sapere che intende riesaminare la fusione per bene, visto che sono molti gli aspetti da verificare. Uno su tutti, la svalutazione di quasi due miliardi di euro del patrimonio Anas. Operazione contabile che appare sempre più inevitabile e di conseguenza è destinato a ridursi da 2 miliardi e 700 milioni di euro ad appena 700 milioni il patrimonio dell’azienda delle strade in “dote” alle Ferrovie.
I tempi sono anche stretti: la presentazione del bilancio Anas 2017 deve essere effettuata entro la fine del mese. Ai consiglieri di amministrazione, l’ad Gianni Armani ha spiegato che nel caso in cui le soluzioni proposte al governo non vengano “adottate in tempi compatibili con l’approvazione del Bilancio, si dovrà necessariamente procedere con una svalutazione del patrimonio Anas per l’importo di circa 1,8 miliardi di euro”. Di certo non un buon affare per Ferrovie.
Ma c’è dell’altro. Come per esempio la questione delle risorse disponibili per chiudere il contenzioso di nove miliardi di euro accumulato dall’Anas con costruttori e fornitori. Sia Armani sia Mazzoncini hanno ripetuto per settimane che erano pronti 700 milioni di euro e che sarebbero bastati. Ma ora dagli atti viene fuori che i milioni disponibili non sono 700, ma soltanto 204.
Insomma, grane su grane. Chissà che non ci sarà un terremoto ai vertici di Ferrovie.

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