Emergenza carceri, presentato il Rapporto di “Antigone”

di | 19 dicembre 2013 | attualità | 0 commenti

cellaÈ stato presentato questa mattina a Roma il Rapporto annuale dell’Associazione “Antigone” che offre un panorama a 360° della realtà carceraria. Un universo, poco noto alla società civile, che ogni giorno rischia di collassare. In Italia ufficialmente vi sono 64mila detenuti e un tasso di sovraffollamento al 134,4% (molto distante dalla media Europea che è 99,5%). L’organizzazione rileva, però, come il dato sia falsato, poiché tiene conto della capienza regolamentare di 47.649, mentre è ormai riconosciuto, anche dalla Guardasigilli, Annamaria Cancellieri, che i posti effettivi sono all’incirca 37mila. La percentuale, dunque, sale ad oltre il 173%.
Considerando i dati ufficiali, ci sono regioni dove le statistiche sono anche peggiori: la Liguria è al 169,9%, la Puglia al 158,1%, l’Emilia-Romagna al 155,9% e il Veneto al 153,4%. Le detenute sono 2.789, il 4,4% della popolazione carceraria. I numeri più alti nel Lazio, 507, e in Lombardia, 549.
Sempre dal Rapporto redatto dagli esperti della benemerita organizzazione emerge che nel 2013 i detenuti morti in carcere sono stati 99, l’ultimo lo scorso 13 dicembre a Bergamo per infarto. Di questi 47 si sono suicidati (23 erano stranieri) e 28 sono morti per cause ancora da accertare. Il primato delle morti spetta a Roma Rebibbia con 11 morti (di cui 2 per suicidio, 3 per malattia e le altre ancora da accertare), seguita poi da Napoli, 9 in tutto: a Poggioreale sono morti fino ad oggi 6 detenuti, tra questi Federico Perna, sulla cui morte, l’8 novembre sono in corso un’indagine amministrativa e una giudiziaria per omicidio colposo. Quattro i detenuti morti a Teramo, 3 a Velletri e 3 nell’Ospedale psichiatrico giudiziario di Reggio Emilia. Il morto più giovane aveva 21 anni, era marocchino e si è impiccato il giorno il giorno dopo Ferragosto nella Casa Circondariale di Padova. Il più anziano, 82 anni, è morto a seguito di un malore. Stava scontando la sua pena nella Casa di Reclusione di Rebibbia. Aveva gravi patologie ed era stato recentemente colpito da un ictus, ma agli inizi di ottobre il Tribunale di Sorveglianza aveva rigettato la sua richiesta di differimento della pena per motivi di salute.
Sono quasi 10mila, invece, i detenuti in regime speciale e “senza una prospettiva di rieducazione”, di questi 710 al 41 bis, il regime disposto prevalentemente nei confronti di persone accusate o condannate per associazione a delinquere di stampo mafioso, mentre quelli sottoposti all’alta sicurezza sono 8.914 (dati al luglio 2013). A fine 1992 i detenuti sottoposti al 41 bis – che prevede, tra l’altro, un solo colloquio al mese, due ore all’esterno al giorno e con un gruppo limitato di quattro persone, e la censura della corrispondenza – erano 498, nel 2002 erano saliti a 659. Soltanto 15 detenuti “hanno iniziato a collaborare nell’anno 2011 durante la sottoposizione al regime”, ma “il legame tra sottoposizione al regime duro e induzione alla collaborazione alla giustizia non è mai stato esplicitato, in quanto altrimenti ci sarebbe il riconoscimento di un suo uso indebito e di una formale tracimazione del regime verso la tortura”.
Per quasi 9mila nell’alta sicurezza – come emerge dal rapporto – sono fortemente ridotte le opportunità di trattamento. Si tratta di un regime non disciplinato né dall’ordinamento né dal regolamento penitenziario, ma solo dalle circolari del Dap. Vi sono poi 64 detenuti sottoposti alla sorveglianza particolare, che prevede restrizioni al trattamento e ai diritti di quei detenuti che sono ritenuti pericolosi per la sicurezza penitenziaria. Tra questi, Carmelo Musumeci, per il quale Antigone, che lo ritiene un detenuto modello, ha lanciato un appello.

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