Emergenza carceri, Napolitano bacchetta il Parlamento

di | 4 dicembre 2013 | attualità | 0 commenti

FOTO REPERTORIO DI CARCERI PER VOTO SU INDULTOIl sovraffollamento delle carceri è un’emergenza sociale. Lo sa bene il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale è tornato, dopo il suo recente messaggio alla Camere, sull’argomento nel corso del convegno presso Palazzo Giustiniani dedicato al tema dell’amnistia, della giustizia dal titolo “La clemenza necessaria”. A margine del convegno, incontrando i giornalisti, il capo dello Stato ha richiamato il Parlamento al ”senso di responsabilità necessario per dire che vuole fare anche un provvedimento di indulto, o innanzitutto un provvedimento di indulto per ottemperare alla decisione della Corte di Strasburgo”.
”Il mio messaggio – ha sottolineato Napolitano – indicava l’esigenza di una misura strutturale per evitare un ulteriore, nuovo affollamento, e anche la possibilità di un indulto seguito anche da amnistia. Ma di un indulto…”, ha ribadito. ”Il Parlamento -ha proseguito il Presidente – è assolutamente libero di fare le sue scelte: il mio messaggio non è un prendere o lasciare, ma è un modo di richiamare l’attenzione su una questione drammatica e su un dovere ineludibile”. In caso contrario, ‘il Parlamento – ha avvertito Napolitano – deve prendersi la responsabilità di considerarlo non necessario, sapendo che c’è una scadenza è quella del maggio 2014”, entro cui l’Italia dovrà avere assunto una decisione su come fronteggiare l’emergenza carceraria.
Al convegno è interventuo anche il presidente del Senato, Pietro Grasso, secondo il quale “dobbiamo affrontare il tema della custodia cautelare: se quasi la metà dei detenuti è ‘in attesa di giudizio’ è perché i processi da noi arrivano a durare 10, 12 anni. Il tema dei tempi della giustizia è basilare anche per dare certezza all’esecuzione della pena. In questo io ho spesso proposto di bloccare il decorso della prescrizione nel momento in cui inizia il processo, e altre piccole riforme in questo senso tra cui l’improcedibilità per tenuità del fatto”. Grasso ha poi ricordato che “abbiamo leggi ottime che da anni non vengono sostenute: penso alla nota ‘legge Smuraglia’ che serve a dare ai detenuti opportunità professionali e di formazione e consente di trasformare le ‘carceri della vergogna’ in ‘carceri della speranza’”. “Abbiamo inoltre l’esigenza – ha affermato il presidente del Senato – di assumere un numero congruo di agenti di polizia penitenziaria,non solo, da tempo non vengono indetti concorsi per nuovi direttori penitenziari, di risanare le tante carceri e i tanti padiglioni chiusi per problemi banali, di mettere in funzione ottime strutture al momento chiuse”. “Spesso nei mesi scorsi – ha aggiunto – ho citato il caso del centro di detenzione di Busto Arsizio, una struttura pensata per la detenzione di soggetti disabili munito di piscina per le terapie, che è chiuso, mentre decine di detenuti disabili sono tenuti in centri non attrezzati, sommando pena a pena”. Secondo Grasso, “non possiamo pensare di affrontare strutturalmente il problema del sovraffollamento carcerario senza soluzioni che, a regime, consentano di adeguare il ricorso alla misura della detenzione con le capacità di accoglienza dei nostri penitenziari”. “Il nostro ordinamento – ha spiegato il presidente del Senato – deve affinare la propria capacità di differenziare il ricorso alla detenzione in rapporto alla natura del reato, alla personalità del reo e al contesto sociale di riferimento, al fine non solo di promuovere una migliore gestione della popolazione carceraria, ma anche di individuare percorsi rieducativi mirati”. “La riforma della giustizia – ha evidenziato – non preclude, ma anzi presuppone, che si prosegua con sempre maggiore incisività nella ristrutturazione della rete carceraria, soprattutto per garantire condizioni di vita più adeguate agli standard internazionali”. “Non è casuale – ha concluso Grasso – che la Corte europea dei diritti dell’uomo abbia richiamato come parametro della propria decisione l’articolo 3 della Convenzione europea, rubricata come ‘proibizione della tortura’”.
Dal canto suo,  il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri ha fatto presente che “l’amnistia e l’indulto sono provvedimenti che il Parlamento può prendere, io posso solo auspicare che ci sia un’ampia convergenza delle forze politiche sul provvedimento di clemenza come spinta per far decollare le riforma della giustizia penale che abbiamo messo in cantiere”.

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