Conti pubblici, la Ue può dare altro tempo all’Italia per le riforme

di | 18 febbraio 2014 | attualità | 0 commenti

ecofinLa Commissione europea può decidere di concedere più tempo per rispettare il limite deficit-Pil al 3%, ma può imporre in cambio “condizioni in termini di riforme supplementari”. Così il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem al termine dell’Ecofin, precisando che “non si è parlato di politica interna italiana” nelle riunioni dei ministri. “È possibile utilizzare strumenti che facciano leva sull’agenda delle riforme: non so quando succederà per l’Italia ma come ha detto il vicepresidente Olli Rehn è un paese profondamente europeista e quindi prenderà sul serio gli impegni compresi gli obblighi contenuti nel patto di stabilità e crescita”. Quando il nuovo governo avrà un programma, ha detto ancora Dijsselbloem, la Commissione lo valuterà: “Ma quello che ora conta è che si tratta di un Paese profondamente europeista e che rispetterà i suoi impegni”.
Dal canto suo, il ministro dell’Economia uscente, Fabrizio Saccomanni, ha ammesso che “è probabile che le stime della Commissione europea (sulle previsioni economiche del prossimo 25 febbraio, ndr) saranno più negative di quelle che abbiamo formulato noi, anche se più positive di quelle che la Commissione pensava qualche tempo fa”.
Il responsabile del Tesoro ha poi avvertito che se l’Italia supera la soglia del 3% tra deficit e Pil “deve pagare le conseguenze. In primis in termini di reputazione e di conseguenze sui mercati”. Saccomanni ha poi ricordato che l’Unione europea “auspica il superamento instabilità politica”.
Barra dritta sul contenimento della spesa pubblica. “Ora ci sarà un cambio di governo, capisco che c’è domanda di accelerazione su altri fronti, ma i capisaldi della politica di bilancio non sono in discussione”, ha ricordato Saccomanni.
Sul rapporto deficit pil è intervenuto anche il vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani. Nello sforamento del tetto del 3%, che Olli Rehn continua a definire invalicabile, “ci sono già dei precedenti”, ha ricordato. “Nel 2003 a Germania e Francia sotto presidenza italiana venne concesso. L’Italia nel 2014 ha gli stessi diritti della Germania nel 2003 e mi batterò per questo in Commissione. Se l’Italia ora arriva con certe riforme e azioni – ha spiegato Tajani – si devono applicare le stesse regole applicate alla Germania nel 2003, quando aveva sforato e fatto le riforme”.

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