Ecco perché siamo “osservatori partecipanti”

di | 8 novembre 2013 | tribuna aperta | 0 commenti

di Ettore Bonalberti*

parlamentoSiamo “osservatori partecipanti”, così come ci insegnavano alla fine degli anni ‘60 nella nostra piccola e amata università di Sociologia di Trento, di ciò che accade nei partiti orami esausti della seconda Repubblica. Osserviamo con stupore la trasformazione genetica del PD, partito che doveva raccogliere quanto era rimasto sul terreno del PCI,PDS,DS e dei sopravvissuti delle ultime correnti di sinistra DC, che si ritrova a dover risolvere il dualismo schizoide tra una struttura di partito a tradizionale controllo dirigistico e una “ leadership popolare” lontana mille miglia dalle tradizioni culturali di quel difficile e mal riuscito amalgama di ex comunisti e ex democristiani pentiti.

Osserviamo con rispetto il travaglio del Pdl alla ricerca di un improbabile ritorno all’antico, che sembra più un annuncio di un rito funebre che la rinascita di un fatto nuovo e impossibile. La struttura di un movimento strettamente legato alla funzione carismatica di un leader, annientato più che dai suoi errori e dalle sue colpe oggettive, da una persecuzione giudiziaria propria di un sistema impazzito e degno della storia della Colonna Infame, non può che implodere nel momento della morte politica di un capo privo di successori credibili. Non sappiamo se e cosa accadrà al prossimo consiglio nazionale, ma, in ogni caso, è la fine di una leadership, di un movimento mai diventato vero partito e di un’intera ventennale stagione politica.

Osserviamo con molto interesse anche a ciò che sta accadendo in Scelta Civica dove, emersa tutta l’inconsistente fragilità della leadership montiana, si consuma l’inevitabile scontro tra una componente di netta ispirazione laica e cristiana e una componente liberal radicale azionista più disponibile a politiche da salotto che ai più complessi impegni di un’autentica forza popolare. Osserviamo, infine, attoniti al drammatico spettacolo di un Paese che subisce gli effetti di una difficile eredità politico amministrativa, non certo ascrivibile alla sola cattiva storia della Dc descritta dalle solite gazzette padronali ( si reclama uno studio serio sulle cause del debito pubblico e sulle responsabilità oggettive di esso, analizzando ciò che accadde dopo l’ultimo governo del Cat e quelli seguenti degli Amato, Ciampi, Prodi e compagnia cantando),ma sulle scelte di quei governi e sul combinato disposto, finalmente svelato, degli effetti originati dalla falsa moneta dell’euro, figlia di un regolamento che, il prof Guarino nel suo ultimo egregio saggio, non ha esitato a definire “falsa moneta” figlia di un autentico “colpo di Stato”.

Di ciò non parlano i giornali di lor signori, mentre al bipolarismo muscolare su cui si è sin qui retta malamente la così detta seconda Repubblica, sembra sostituirsi un’ambigua e malcelata sfida tra burattini della squadra filo americana e di quella filotedesca. Se non nasce una nuova speranza il destino dell’Italia è segnato e, a partire dalla prossima annunciata possibile crisi di governo e/o delle stesse elezioni europee, potrebbe crearsi una situazione incontrollata e incontrollabile di una tempesta politico sociale perfetta, frutto della combinazione delle pulsioni di una rivolta civile emergente e i populismi trionfanti di berlusconiani frustrati e di grillini incompetenti e rampanti.

Ecco perché guardiamo e partecipiamo con attenzione a tutto ciò che si muove verso la ricomposizione di una vasta area di ispirazione popolare e democratico cristiana per la realizzazione della quale dedichiamo le ultime risorse personali che la Provvidenza ancora ci conserva.

*giornalista e saggista, incaricato esteri e rapporti con il Ppe dell’Associazione politica Democrazia Cristiana

Lascia un commento

Devi essere loggato per scrivere un commento.