Ecco perché il Pil italiano non cresce

di | 28 agosto 2013 | economia | Commenti disabilitati su Ecco perché il Pil italiano non cresce

di Ciro Balzano

Borsa-milanoQuesto che stiamo vivendo è probabilmente un anno che difficilmente verrà dimenticato. Gli effetti della crisi congiunturale che ha colpito l’Europa si fanno sentire ancora, ed i risultati purtroppo si vedono. Ogni settore pubblico ed ogni regione italiana risente in maniera sostanziale il clima di profonda austerità impartito dalla Troika europea, volto ad alleggerire il peso dei nostri conti pubblici sull’intera area Euro. Ad aggravare ulteriormente questa situazione, ci pensano i dati di previsione del PIL effettuati ad inizio mese dall’Istat. Secondo le stime dell’Istituto, il Prodotto Interno Lordo, ha subito una contrazione dello 0,2 per cento rispetto al primo trimestre di quest’anno, mentre rispetto al secondo ed ultimo trimestre del 2012 l’inflessione è stata del 2 per cento.

Questa contrazione riscontrata nel PIL italiano è sicuramente da attribuire alle diminuzioni continue e nette del valore aggiunto in settori cardine dell’economia italiana quali il settore agricolo, l’industria ed i servizi. Imprese che rappresentano l’ingrediente necessario per il futuro di questa nazione. Come è noto è il Nord-Ovest ad essere il territorio con la maggiore densità industriale di questa nostra nazione, mentre come sempre il Sud arranca sia in termini di presenza industriale che in termini di addetti ai lavori, quindi occupati. Nel solo 2011 le imprese registrate, quindi attive, in Italia erano ben 4 milioni e 400 mila con addirittura 16 milioni di occupati. Almeno 1 milione e 200 mila del totale delle imprese era presente, al momento della rilevazione, nel Nord-Ovest
Questi settori in maniera evidente sono stati fortemente indeboliti, specie al Sud, dalla crisi economica che nata negli Stati Uniti ha trovato terreno florido nell’instabile economia europea,  soprattutto in quella italiana. Numeri, questi, che fanno riflettere e non poco se confrontati a quelli di nazioni “amiche” quali la Germania, dove seppur c’è stato un taglio delle previsione del PIL da parte della Bundesbank, la banca centrale tedesca. Difatti nella nazione tedesca si prevede un aumento del PIL dello 0,3 per cento invece dello 0,4 per cento e per il 2014 l’aumento previsto sarà di 1,4 punti percentuali invece del 1,9. È altresì da registrare anche l’aumento dello 0,4 per cento e dello 0,6 per cento rispettivamente negli Stati Uniti e nel Regno Unito, nello stesso periodo, mentre su base tendenziale l’aumento è stato dell’ 1,4 per cento sia per gli Stati Uniti che per il Regno Unito.

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