Ecco i paletti Ue in materia di conti pubblici

di | 20 marzo 2014 | attualità | 0 commenti

conti_pubblici1In questi giorni si fa un gran parlare di come il premier Matteo Renzi dovrebbe chiedere alla Ue più elasticità sui paletti fissati in materia di conti pubblici. Si leggono cifre, percentuali, esempi di altri Paesi, ma spesso la poca informazione regna sovrana. Vediamo dunque qual è lo stato attuale dei vincoli Ue (ovviamente sottoscritti anche dallo Stato membro Italia).

Il bilancio pubblico deve essere in pareggio o in attivo, e comunque un eventuale disavanzo “strutturale” non può essere superiore allo 0,5% del prodotto interno lordo (Pil). Questa la prima e più importante regola d’oro fissata dal Patto di bilancio Ue (o Fiscal compact) che l’Italia e quasi tutti gli altri Paesi dell’Unione (ad eccezione di Regno Unito e Repubblica Ceca) hanno firmato il 2 marzo del 2012.

Lo stesso Patto, entrato in vigore il primo gennaio del 2013, riprende e rafforza l’indicazione già contenuta nel Trattato di Maastricht del 1992 (che gettò le basi per la nascita dell’euro fissando anche al 3% il limite massimo consentito per il rapporto deficit-Pil) e nel Patto di stabilità e crescita: il debito pubblico dei Paesi dell’Eurozona deve essere pari al 60% del Pil o, se superiore, mostrare una marcata tendenza alla riduzione.

Il Fiscal compact ha poi aggiunto che un deficit “strutturale” fino all’un per cento del Pil è consentito solo quando il rapporto debito-Pil è significativamente inferiore al 60%.

In circostanze normali non si può sfuggire a questi paletti, a meno che il Paese interessato non voglia esporsi al rischio di finire davanti alla Corte di giustizia Ue e di dover pagare una multa che può arrivare allo 0,1% del Pil. Le possibilità di derogare alle regole ferree del Patto sono sostanzialmente circoscritte a due casi legati a circostanze “eccezionali”. Il primo si verifica in presenza di eventi oggettivamente fuori dal controllo delle autorità nazionali (e con pesanti ripercussioni finanziarie), il secondo quando l’Eurozona e/o l’Ue vengono colpite da una grave recessione. Ogni altra eventuale ipotesi è oggetto di trattativa politica con la Commissione e con l’Eurogruppo.

Alla camicia di forza imposta ai conti pubblici nazionali dal Fiscal compact, nel caso dell’Italia, si aggiunge l’applicazione, che scatterà a partire dal 2015, dell’obbligo – previsto dal Patto di stabilità e crescita rafforzato – di ridurre di un ventesimo l’anno il rapporto debito-Pil. Un obbligo che deriva da due condizioni in cui il nostro Paese si trova: aver subito nel 2012 una procedura per deficit eccessivo (andato oltre il limite del 3%) chiusa poi nel 2013 e avere un rapporto debito-Pil ormai pari a più del doppio del limite massimo (il 60%) fissato dalle regole Ue.

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