Ecco gli italiani in gara al 70° Festival di Venezia

di | 12 agosto 2013 | cinema | Commenti disabilitati su Ecco gli italiani in gara al 70° Festival di Venezia

Lions are displayed on the eve of the opL’Italia presente alla 70 edizione del festival di Venezia (28 agosto- 8 settembre) è un paese che lavora, che resiste e lotta, nonostante il governo che la amministra e la mancanza di riforme.

Tre film italiani in gara, diversi tra loro ma specchio dei turbamenti che attraversano, da Milano a Palermo, questo stanca nazione. Chi combatte la crisi trattenendo il respiro, come ne L’intrepido di Gianni Amelio (già Leone d’oro nel 1998 con Così ridevano) con Antonio Albanese e Sandra Ceccarelli.

Girato a Milano, è la storia di un uomo senza lavoro che si inventa un nuovo mestiere il “rimpiazzo” e prende il posto di chi si assenta, anche solo per qualche ora , dalla propria occupazione. Personaggio scritto dal regista proprio per Albanese «L’intrepido è ambientato oggi, in Italia. Ma non per respirare “l’aria del tempo”, piuttosto per trattenere il fiato. Il titolo riporta ai fumetti che divoravo da ragazzino. In quel giornaletto si narravano storie fantasiose ma io pensavo che la vita fosse quella. Aspettavo, di settimana in settimana, il seguito dell’avventura, per la necessità di un lieto fine. Proprio come adesso»,  dichiara Gianni Amelio.

Una tragicommedia, questa volta tutta palermitana, è anche l’altro film in concorso Via Castellana Bandiera debutto alla regia di Emma Dante, anche autrice del romanzo da cui è tratto il film, con Alba Rohrwacher. A Palermo, Samira e Rosa si perdono per le strade della città e finisco, con le loro utilitarie, in Via Castellana Bandiera. Nessuna delle due è disposta, in quella strettoia a doppio senso, a cedere il passo. Inizia un duello di sguardi, tutto al femminile. Caparbie, si rifiutano di mangiare, bere e di dormire. La lotta a distanza ha inizio perché, tra due mondi lontani, tutto è una questione di sopravvivenza.

«Samira spegne il motore, Rosa risponde automaticamente con lo stesso gesto – scrive l’autrice – Le donne si fissano come galline, con il collo teso e la testa leggermente spostata in avanti. Pronte a scattare, tendono le orecchie. Entrambi gli equipaggi guardano il proprio conducente con profonda stima e senso dell´onore. Anche se resterà segreto per loro il motivo della sfida: Rosa e Samira dichiarano guerra alla propria sottomissione».

Situazioni paradossali che, in qualche modo, ritornano anche in Sacro GRA di Gianfranco Rosi, documentario girato sul Grande Raccordo Anulare di Roma, non solo un’autostrada ma uno spazio urbano da esplorare, un non luogo che nasconde vite ai margini, colori e atmosfere.  Il regista racconta un Italia sconosciuta e un mondo invisibile dietro al cemento. Tre anni con un mini-van sul GRA e l’incontro con personaggi inediti, come il nobile torinese e la figlia universitaria che vivono in un monolocale ai bordi del Raccordo o il pescatore di anguille che sotto il cavalcavia di Roma sud ha costruito un villaggio sull’acqua fino al neo –principe che, ogni mattina, fa ginnastica sul tetto del suo castello nel cuore abusivo della periferia nord -est.

Rosi filma il  Paese degli outsider: «in tutti quei mesi passati intorno al Grande Raccordo Anulare, ho portato con me Le città invisibili di Calvino. Il vero tema del libro è il viaggio, l’unico modo in cui il viaggio oggi sia ancora possibile: vale a dire all’interno della relazione che unisce un luogo ai suoi abitanti, nei desideri e nella confusione che ci provoca una vita in città e che noi finiamo per fare nostra, subendola».

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