Ecco come uscire dalla crisi di identità dei partiti

di | 17 settembre 2013 | editoriali, Senza categoria | Commenti disabilitati su Ecco come uscire dalla crisi di identità dei partiti

parlamentoMa di quali Partiti parliamo quando parliamo della loro crisi? Parliamo dei partiti del ‘900 figli delle ideologie e degli ideali profondi strutturati su forti “promesse di un’altra società”, parliamo dei partiti personali neo strutture monarchiche che sono nati come funghi tra la fine del secolo scorso e l’inizio di questo? Si tratta di fenomeni completamente diversi che andrebbero trattati come tali anche se ambedue soffrono della stessa patologia: la scarsa capacità di conquistare una forte delega a rappresentare il popolo e a assicurare governi efficaci. 

Proviamo a individuare qualche causa senza la pretesa di avere la soluzione ma solo per portare qualche elemento di riflessione.
I partiti del 900 nascono nel cuore di grandi processi di trasformazione come soggetti che si assumono la responsabilità di “essere faro” per grandi movimenti dando ad essi la prospettiva, la promessa di una nuova società. Più giusta, con i diritti, con la democrazia. Erano il “faro” sempre acceso sempre presente in alternativa ad altri interessi visibili e prossimi. E’questa la storia dei partiti della sinistra e progressisti in Europa e in Italia ai quali per contrappeso si opponevano altri partiti delle borghesie.
Negli ultimi trenta anni questo contesto è stato travolto dai cambiamenti senza che a livello sociale si siano prodotti nuove capacità di risposta collettiva ( movimenti e partiti o forme di rappresentanza nuove).
Quali i cambiamenti del contesto più importanti? Ne cito solo alcuni che ritengo importanti anche se non esaustivi.

Il processo di globalizzazione reso possibile dalla rivoluzione delle tecnologie e dal conseguente uso della rete ha agito oltre che nell’area economica anche e soprattutto nell’area culturale. Con una rapidità straordinaria si sono disarticolate le strutture sociali comunitarie e ha preso il sopravvento la frammentazione, l’uomo solo. La cultura dell’io individualista, egoista che crede nell’assunto che vince il migliore e se riesce fa il bene di tutti spazza via la cultura della solidarietà, del fare cose proprie pensando anche ad altri.
Si è trattato di un processo corrosivo iniziato negli anni ‘80 che anno dopo anno ha prodotto cambiamenti radicali e una progressiva omologazione che ha prodotto i fenomeni che hanno capovolto i paradigmi della economia e del suo rapporto con il sociale. Mercato come regola e non mercato regolato per correggerne i profili socialmente non compatibili.
In questo processo l’economia reale ( quella del lavoro, delle persone) ha perso significato politico e culturale e conseguentemente peso a fronte della avanzata delle oligarchie della finanza, della speculazione. La finanza da asset dell’economia reale diventa essa stessa l’economia tout court.

La conseguenza è una crescita della disuguaglianza imponente causa lo spostarsi del reddito dalle attività salariate a quelle del denaro.
La globalizzazione, l’uso delle reti, la concentrazione del potere finanziario, l’indebolimento dei movimenti collettivi e della vita di comunità, si sono riversati come uno tsunami sulle strutture di rappresentanza e di governo dei singoli Stati sovrani e sulle loro reti sociali. Un processo che produce un indebolimento degli Stati sovrani.
La campagna del Debito fa il resto e determina una nuova pesante dipendenza una extra Stato che diventa socialmente pesante e angosciante. Si vive e si percepisce un futuro di arretramento della propria qualità della vita. Le aspettative finiscono per essere per la prima volta nella storia negative.
Questo mix di fattori ha prodotto una situazione drammatica dove ad un progredire pauroso delle disuguaglianze e delle paure nella Società i partiti non sono e non pare essere in grado di proporre un’alternativa positiva.Anzi progressivamente hanno “ assorbito” i fondamenti culturali delle oligarchie dominanti della finanza internazionali e ne sono invischiati in maniera profonda anche nel linguaggio. In molti casi come nel nostro Paese essi sono chiamati a “ governare” le politiche causate dalle scelte dei padroni delle crisi. Vedi austerità, servizi onerosi al debito, disoccupazione, disuguaglianze crescenti.
E pare una rincorsa senza fine perché nella crisi si verifica l’apparente grave paradosso che i ricchi mai si sono arricchiti come ora mentre crescono in modo drammatico i poveri. Paradossalmente cresce la depressione dell’economia perché concentrare ricchezza nelle mani di chi è già ricco trasferendolo alla moltitudine dei “ retribuiti” non fa altro che deprimere i consumi. Un ricco è sempre uno e al massimo della capacità di consumo. Anche pochi punti in meno di reddito al 90% di persone sono un’ondata di gelo sull’economia. E’ quello che progressivamente è accaduto nel mondo, in Europa e nel nostro Paese, in misura più forte per il costo del servizio al Debito, che arricchisce ancora i già ricchi che detengono il nostro debito.
Le cause della crisi sono dunque profonde e strutturali e non sono risolvibili con il livello di dibattito in corso, con il cambio di qualche leadeer. Occorre ripartire dai dati della crisi e di quello che sta producendo sulla vita delle persone. Ripartire dalla necessità di indicare un nuovo sogno, un nuovo futuro che deve partire da una diversa economia e da una buona dose di economia locale. Che non è tutto ma è una nuova prospettiva in alternativa a un’economia che sta imbarbarendo la vita sociale, che sta impoverendo ogni giorno più persone, da una disuguaglianza odiosa ed anche pericolosa per la stessa democrazia.
Ma forse non è un problema risolvibile da questo o quel partito istituzionalizzato se manca il lievito che non sta solo nella pur giusta e necessaria protesta che porta alla nascita di un movimento che svanisce velocemente.
Serve un dibattito e azioni diffuse che riportino le Persone alla fiducia che si può cambiare, che si deve innovare a partire dal sociale. Persone e forze che si mobilitano per capire ciò che si sta consumando e si convincono del fatto che serve una presa di posizione, un impegno per difendere la dignità, la vita delle persone, il futuro delle nuove generazioni. Per fermare questa folle corsa verso il baratro della barbarie economica, sociale e civile della nostra società. Per farlo occorre avere chiaro che c’è un nemico grande e forte che sta portando il mondo in questo baratro, in nome di un egoismo insaziabile. Sono le oligarchie finanziarie e i nuovi potentati del dio moneta come ha affermato Papa Francesco senza tanti giri di parole.

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