E ora di tornare a parlare delle Persone, della loro vita difficile

di | 2 agosto 2013 | editoriali | Commenti disabilitati su E ora di tornare a parlare delle Persone, della loro vita difficile

carlo-mitraE ora di tornare a parlare delle storie delle Persone, della loro vita difficile. Di tornare a parlare delle grandi disuguaglianze che negli ultimi 20 anni si sono prodotte e che hanno originato la crisi.

La crisi che viviamo è una crisi da egoismo, da eclisse dei valori e del valore delle Persone nella vicenda storica degli ultimi decenni. Parole e concetti come dignità della vita e del lavoro, merito e competenze, autorevolezza come riconoscibilità della scala dei valori, della conoscenza e della esperienza sono stati sepolti da una valanga di cascame culturale spacciato per modernità.

In questa deriva idee e culture cha si alimentano di solidarietà, di comunità, di essenzialità sono state assediate da questo frastuono di liberismo e di economicismo. Il mercato che fa da se, la finanza che diventa essa stessa prodotto anzi che strumento, hanno desertificato la rete delle regole della redistribuzione quasi fosse questo un armamentario dannoso per lo sviluppo.

La successione delle bolle prodotte da questa politica dominante ha portato all’esplosione della vicenda del Debito che è divenuto il totem da adorare per far passare tutte le operazioni che hanno sfiancato l’economia fino alla recessione.

Con questo non vogliamo sottovalutare il fatto che si debba iniziare una politica di sana amministrazione dello Stato anzi si deve. A partire dalla spesa corrente da ristrutturare non da tagliare con il macete.

Ma anche la cura del Debito storico e il costo del servizio allo stesso c’è modo e modo di farlo. Si può fare in tempi e con costi relativamente meno onerosi di quanto non si sia stati costretti a fare e senza produrre le disuguaglianze e le sofferenze imposte a intere popolazioni. Quasi a voler rimarcare, colpevolizzare le fasce sociali più deboli di essere la causa del Debito.

Dobbiamo ripartire dal sociale se vogliamo ritrovare il bandolo della matassa della ripresa delle economie non intesa nel senso di assistenza ma di politiche economiche che vedano il sociale come risorsa nobile dello sviluppo.

E in società come le nostre due sono gli elementi distintivi di questa scelta il lavoro e l’impresa che produce. Quindi tutte le politiche devono assumere questa nuova centralità che attraverso la creazione di ricchezza e con il protagonismo delle persone che nel lavoro si rigenera la società delusa, emarginata.

Anche i provvedimenti relativi al lavoro predisposti dal Governo, senza una ripresa della economia restano dei paliattivi. Ma dove vanno a lavorare questi giovani se ogni giorno chiudono centinaia di aziende, se il sistema produttivo crolla! Prima ci devono essere attività in azione e imprese vive e poi si creano le condizioni per le assunzioni.

E una delle condizioni perché le imprese siano vive, attive è che siano pagate prima di tutta dallo Stato e dagli Enti locali, poi che si redistribuisca il lavoro che c’è in maniera diversa tra più Persone e che i risparmi di Spesa pubblica e il recupero dell’evasione sia tutto destinato ad abbattere il cuneo fiscale e il costo della energia.

Questa è una politica che fa una scelta di campo precisa, questo dovrebbe fare un “ governo di servizio” come il governo Letta. Altrimenti non fa un servizio al Paese ma alla sopravvivenza di un sistema che sta portando l’Italia e i suoi cittadini verso un tragico declino.

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