È italiana la prima mano bionica che “sente” gli oggetti

di | 6 febbraio 2014 | salute | 0 commenti

mano bionicaIl futuro è ora. Grazie allo studio LifeHand2 è stato portato a termine il progetto di una protesi di una mano biomeccanica in grado di trasmettere sensazioni tattili al cervello e di manipolare oggetti con la giusta forza.

La protesi intelligente, frutto di un progetto internazionale che vede l’Italia protagonista, è stata sperimentata da un paziente danese privo della mano sinistra. Tra i suoi aspetti innovativi la protesi è in grado di riconoscere la consistenza di un bicchiere, una palla da baseball o un mandarino.

A collaudare con successo questa soluzione hi-tech sono medici e bioingegneri dell’Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma, dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Ircss San Raffaele di Roma. Fanno parte del gruppo di ricerca anche due Centri oltreconfine: l’Ecole Polytechnique Federale di Losanna e l’Istituto Imtek dell’Università di Friburgo. Il gruppo di lavoro coordinato da Silvestro Micera, docente di Bioingegneria all’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e all’Ecole Polytecnhique Federale di Losanna, ha sviluppato parallelamente una serie di algoritmi capaci di trasformare in un linguaggio comprensibile al cervello di Dennis, il paziente danese, le informazioni provenienti dalla mano artificiale.

La storia di questo incredibile esperimento inizia nel capodanno del 2004, quando il 36enne Dennis Aabo Sorensen, subì l’amputazione della mano sinistra, distrutta da un petardo. Da allora solo una protesi estetica e l’impegno a ricominciare con una forza d’animo che gli ha permesso di superare i test psicologici di selezione, fino ad arrivare a Roma, per affrontare la fase sperimentale di LifeHand 2. È molto difficile, infatti, adattarsi alla mano bionica, basti pensare alla decisione di Walter Visigalli, il primo italiano a subire un trapianto di mano, di restituire la sua protesi hi tech perché non riusciva a dosare la forza. In questo caso, però, la comunicazione tra il cervello di Dennis e la mano artificiale dotata di tatto ha effettivamente funzionato, grazie a un complesso sistema d’impulsi tra centro e periferia, tra organismo e arto artificiale, che ha avvicinato ulteriormente la scienza all’impresa di riprodurre ciò che naturalmente accade nell’organismo umano.

“Quella del feedback sensoriale è stata per me un’esperienza stupenda – racconta Dennis – Tornare a sentire la differente consistenza degli oggetti, capire se sono duri o morbidi e avvertire come li stavo impugnando è stato incredibile”, dice Dennis. La sua esperienza è stata confermata dall’osservazione sperimentale.

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