Don Vittorio, prete cantautore: “Musica e fede a braccetto”

di | 16 dicembre 2013 | attualità | 0 commenti

don Vittorio RoccaVenerdì alle ore 20 nel salone parrocchiale della Chiesa di Trepunti di Giarre, intitolata a San Matteo Apostolo, si terrà il concerto della RoVi Band capeggiata da Don Vittorio Rocca (nella foto mentre stringe la mano al Santo Padre, Benedetto XVI). Sacerdote della Diocesi di Acireale, attualmente parroco in Aci Sant’Antonio, insieme alla sua band terrà il quarto concerto in occasione, dell’ormai prossimo, Santo Natale. Interprete, autore e compositore si cimenterà nell’esecuzione di alcuni suoi brani (“Dove ti porta il cuore”, “Giorno di vento”, “Padre 3P”, “La Tela”, “Via Operai”) e di altri testi famosi presi in prestito (tra cui Fabrizio De André, “Il Testamento di Tito” e Francesco Guccini, “Cirano”). Un’occasione nuova di sperimentare la gioia di stare insieme attraverso l’arte del canto e della musica espressi con grande semplicità. Della RoVi Band, oltre al sacerdote, fanno parte Nadia Russo (tastiere), Nello Santoro (batteria), Sebi Barbagallo (basso), Laura Pennisi (violino), Giuseppe Rocca (chitarra acustica), Stefano Finocchiaro (chitarra elettrica), Verdiana Sciuto (cori).

Don Vittorio come nasce questa passione?

Ho iniziato a scrivere canzoni nel 1982. Avevo 17 anni e quindi non ero neppure in seminario. La passione per la musica e il canto è in me antica. Sono cresciuto ascoltando soprattutto i grandi cantautori italiani: De Andrè, De Gregori… E non è correlata col fatto che sono sacerdote. Solo nel 2011 ho cantato per la prima volta in un concerto. Sino a quel momento le mie canzoni erano per uno stretto giro di amici e soltanto in rare occasioni. La spinta a cantare in pubblico la devo all’incoraggiamento di alcuni amici e in particolare a don Giosy Cento, autore affermato di canti religiosi e per giovani.

Non solo cantante, ma autore dei testi e compositore. É la dimostrazione che tutti possono e devono coltivare le proprie passioni?

La musica è insieme di note e silenzi. E la vita è uno spartito aperto, su cui creare una melodia unica servendosi di tutte le tonalità; un testo che sia in armonia e in risonanza con tutto ciò che ci circonda. Sono convinto che tutti debbano avere la possibilità di poter esprimere i propri talenti; i talenti, evangelicamente, non sono soltanto delle qualità che arricchiscono singolarmente, ma vengono dati al singolo per il bene e l’utilità di tutti. Il messaggio da trasmettere ai giovani è semplicemente questo: cerca la gioia come espansione dialogica, che, partendo dall’ascolto dell’altro, dalla relazione, promuove la vita. Cerca la felicità che si esprime come luce che illumina la strada da percorrere, di cui la musica è musa ispiratrice.

Si dice che ogni artista sia particolarmente legato ad un suo brano. Vale lo stesso principio anche per lei?

Diciamo che i miei brani sono proprio “miei”, nel senso che sono poco o nulla conosciuti… ma ognuno di essi esprime una situazione, un contesto, un fatto, una persona che ha incrociato la mia strada. Sono molto legato alle primissime canzoni, oppure ad alcune che “fotografano” certe situazioni specifiche. Ma mi piace pensare che ogni canzone sia come un “figlio”, e quindi ognuna mi parla e mi somiglia e mi invita ad andare oltre, a non fermarmi. L’attualità di un brano non è data dal tempo in cui questa viene scritta, ma dalla sua capacità di raccontare abitudini e problematiche, successi e fallimenti, sogni e realtà di un mondo osservato e vissuto con lo sguardo dell’interiorità, che non è segnato dallo scorrere delle ore, bensì dalla qualità con cui quelle stesse ore vivono. In ogni caso, quando una canzone è fatta conoscere non è più soltanto “tua”, ma diventa in qualche modo anche di chi decide di farla propria, di chi si lascia “cullare” o provocare da quelle note e da quelle parole. Se, comunque, devo dare una risposta secca, è “Dove ti porta il cuore”, brano scritto nel 1995 ispirato da Don Tonino Bello e dedicato a Don Oreste Benzi.

Quali sono le tematiche principali dei suoi testi?

Cerco di cantare prima di tutto l’uomo: l’amore per l’altro, l’amore per la vita. La musica è sinfonia di fondo, accompagna la mia esistenza, e racconta, attraverso emozioni di suoni e parole, cosa è l’amore per la vita. Certo, si tratta solo di un angolo da cui guardare, ma è pur sempre una prospettiva affascinante e toccante, capace forse di far riflettere. Per cui nei miei testi c’è un intreccio di storie, di amori, di passioni, ma anche di dolori…c’è soprattutto – lo ripeto – il racconto della vita. Della mia piccola vita, ma anche della vita in generale e di Colui che è l’Autore della Vita, Dio.

Pensa alla possibilità di realizzare un cd?

No, non ho mai pensato a questa possibilità. Preferisco, di tanto in tanto, condividere le mie canzoni dal vivo, con un pubblico attento e voglioso di creare insieme con me una atmosfera di grande umanità e coinvolgimento, così come finora è accaduto nei miei pochi concerti. Comunque, mai dire mai! Fino al 2011 non pensavo che avrei un giorno cantato su un palco. Chissà…

Coniugare la musica alla fede da sempre ha dato ottimi risultati. Potrebbe essere un modo innovativo per avvicinarsi alla Chiesa?

“La musica è la lingua dello spirito. La sua segreta corrente vibra tra il cuore di colui che canta e l’anima di colui che ascolta” (Gibran). Una canzone può raccontare la fede, il fascino ed il mistero, la pienezza e la fecondità che in essa si racchiude. Lasciare alla musica il compito di parlare di Dio, dell’intimità con cui Egli entra, in punta di piedi, a far parte di noi, è sicuramente un percorso profondo, fatto di domande e interrogativi appassionati, generosi e conciliatori dell’incontro del nostro io con il Suo Tu! La fede si compie lungo l’arco del nostro un cammino, e ci chiede di passeggiare con i nostri pensieri, di confrontarci con i nostri dubbi, di sostare con le attese, di affiancarci alle cadute, ai moti burrascosi del cuore e della ragione, in taluni casi potrebbe incorrere in false partenze, che significa tornare indietro e ripartire, ma di sicuro a completamento del viaggio, ci lascia qualcosa di più grande. Non so se ascoltando le mie canzoni qualcuno possa sentirsi più vicino a Dio…quel che posso dire è ciò che accade in me. Quando canto sicuramente mi sento più vicino a Lui. Quando canto esprimo la mia fede in Lui. Non potrebbe essere diversamente!

Lascia un commento

Devi essere loggato per scrivere un commento.