Don Di Noto: Giornata mondiale dell’Infanzia tra luci e ombre

di | 19 novembre 2013 | attualità | 0 commenti

Don-Di-NotoSi celebra domani la Giornata mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Un appuntamento importante in occasione del quale vengono organizzate tante iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica. Ma a che punto è la tutela dell’infanzia rispetto agli abusi? Ne abbiamo parlato con don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’associazione “Meter”, unico sacerdote al mondo specializzato nell’attività di prevenzione sul web, tanto da essere invitato a presenziare a conferenze internazionali e incontri di approfondimento. Il giovane pastore incarna il volto della Chiesa di Benedetto XVI e di Papa Francesco, sempre in prima linea in questa grande battaglia di civiltà che richiede impegno e dedizione.

Dal punto di vista normativo come si può definire la situazione dell’Italia?

Da un punto di vista normativo l’Italia ha una legislazione adeguata; anzi su certi aspetti siamo stati innovativi. Come, ad esempio, sulla lotta alla pedo-pornografia. Il vero problema è un altro.

Quale?

Le risorse. Con la spending review, per carità legittima, le risorse destinate alla infanzia e, quindi, alla famiglia, sono venute a mancare. In altre parole abbiamo più leggi ma meno risorse. Questo accade anche perché certe lobby, farmaceutiche o legate alla gestione di determinati servizi – mi riferisco agli asili nido o alle mense per i bambini disabili – non hanno alcun interesse a superare le differenze che esistono tra diverse aree del Paese.

Insomma la sensibilizzazione c’è, ma mancano i soldi per essere operativi…

È esattamente così. Ma, a mio avviso, in occasione della Giornata mondiale dell’Infanzia e l’Adolescenza, va denunciato anche un altro pericolo.

A cosa si riferisce?

I bambini stanno diventando un elemento di scontro politico-ideologico. Pensiamo a tutte le polemiche che stanno nascendo sulla questione gender, sulla educazione sessuale, sulle adozioni a coppie omosessuali. Stiamo correndo un rischio gravissimo. L’infanzia è, ormai, uno strumento di lotta politica. Ciò implica che molti, invece di difendere i diritti dei bambini in base alla Carta dei diritti del fanciullo, pensano ai propri interessi di bottega. E questo non va bene…

Cosa si può fare per uscire da questo tunnel?

Sono convinto che la mobilitazione culturale debba necessariamente proseguire. Nel contempo, chi amministra non può limitarsi alla adozione di criteri ragionieristici nella gestione della cosa pubblica. I tagli alla spesa pubblica vanno fatti, ma senza incidere sull’infanzia. In questo ambito il volontariato svolge un ruolo decisivo. Senza aiuti da parte dello Stato, tuttavia, non si va da nessuna parte. Meter, l’associazione che ho fondato e che presiedo, non si limita solo alla sorveglianza del web a caccia degli orchi ma espleta una serie di attività basandosi unicamente sull’apporto dei volontari e dei sostenitori. Se con poco facciamo tanto vorremmo fare di più con un po’ di più…

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