Disoccupazione giovanile, Ocmin (Cisl): serve un’alleanza trasversale per il bene comune

di | 28 gennaio 2014 | Senza categoria | 0 commenti

Liliana OcminIl Fondo monetario internazionale ci avverte che la crisi non sarà finita finché non saranno invertiti gli effetti sull’occupazione. Nell’eurozona ci sono quasi venti milioni di disoccupati, soprattutto giovani. Quasi un quarto degli europei sotto i 25 anni è in cerca di lavoro e non lo trova. In Italia e in Portogallo oltre un terzo degli under 25 è disoccupato, in Spagna e Grecia oltre la metà. Ne abbiamo parlato con il segretario confederale della Cisl Liliana Ocmin (nella foto), responsabile Politiche migratorie, donne e giovani, che è convinta che “al di là delle politiche per il lavoro serve indirizzare gli sforzi di tutti, in un’alleanza trasversale ispirata dalla Dottrina sociale della Chiesa, verso quel bene comune che è la condizione necessaria per dare un futuro ai nostri giovani, che più di ogni altro stanno pagando questa crisi”.
Segretario, è vero che i margini sono stretti perché c’è la crisi e perché il debito pubblico è alto, ma come si potrebbe intervenire per creare subito opportunità di lavoro per i giovani?
Noi come Cisl siamo seduti ai tavoli pertinenti di confronto anche sugli strumenti europei per le politiche dell’occupazione. I problemi sono diversi, dalla difficoltà di far incrociare domanda e offerta, anche negli stessi centri per l’impiego, agli incentivi per il mercato del lavoro. Servono di certo politiche attive, è necessario intervenire sul campo con strumenti efficaci. Tuttavia il problema è più generale.
Qual è il problema?
I posti di lavoro non si possono creare per decreto. Se l’economia non riparte è davvero difficile creare opportunità lavorative, nonostante le buone riforme del settore che sono state fatte. Il problema è, appunto, europeo e la Cisl ne è consapevole.
Al di là della crisi, quali sono le cause di questo preoccupante incremento della disoccupazione giovanile?
Il problema è legato alla necessità di creare nuove relazioni industriali e sindacali. In Europa si assiste nuovamente all’emigrazione dei giovani in cerca di lavoro. Anche dall’Italia, i dati recenti parlando di circa 135 mila neo laureati andati all’estero.
E come si può intervenire, per evitare questa emigrazione?
Bisogna garantire la produttività e l’attrattività in questo Paese. Soltanto così si crea occupazione. Al contempo, bisogna stimolare il mercato e i giovani con strumenti come l’apprendistato. Più in generale si deve creare una flessibilità buona, che dia opportunità e non che sia soltanto sinonimo di precarietà. Ma anche il sistema previdenziale così non va.
Ci spieghi meglio.
I giovani è normale che non pensino alla pensione, ma la previdenza integrativa deve diventare obbligatoria. Il dato è preoccupante: chi entra nel mercato del lavoro dopo i 30 anni avrà una situazione previdenziale compromessa. A tal proposito serve un cambio di passo anche culturale: deve essere chiaro che prima si accede al lavoro prima si creano le condizioni per una vecchiaia serena. Ma purtroppo quella che è in atto non è una crisi soltanto economica ma anche dei valori.
In che senso?
Noi come Cisl da sempre ci teniamo a sottolineare che il lavoro non rientra soltanto nella sfera economica, ma che è soprattutto un valore, che ha a che fare con la dignità della persona, con la centralità della persona nell’economia e nella società. Insomma, ci rifacciamo alla Dottrina sociale della Chiesa e chiediamo di ripartire dai valori fondanti della società. Oggi manca il tempo per fare i genitori, non solo per le donne. La famiglia non è tutelata come dovrebbe. Chi ha dei figli è penalizzato.
Come si dovrebbe intervenire per innescare questo recupero dei valori?
Noi proponiamo un’alleanza trasversale nel mondo cattolico e non solo. Per un impegno a 360 gradi che punti a ripristinare un sistema sociale incentrato sui valori. Servono scelte coraggiose e noi siamo pronti a fare la nostra parte.

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