Diritti degli omosessuali e tutela della famiglia, una legge non basta

di | 12 agosto 2013 | politica | Commenti disabilitati su Diritti degli omosessuali e tutela della famiglia, una legge non basta

foto manifUna parte consistente degli attuali componenti del nostro Parlamento (e non solo loro) ritiene che per affrontare alcuni problemi sia sufficiente approvare una legge. Poi, però, scorrendo i dati ci si accorge che sono veramente pochi i provvedimenti “licenziati” e che di questi molti ricadono nella responsabilità del governo (i decreti legge da convertire). E, dunque, questo attivismo, tutto mediatico, svanisce per lasciare spazio al vero volto di una certa politica: l’inconsistenza.  Salvo quando qualcuno della cosiddetta “casta” viene toccato da un atto della magistratura.

Questa premessa è necessaria per parlare di un argomento molto serio che, a nostro giudizio, rischia di essere strumentalizzato, senza che si arrivi ad individuare una soluzione degna di questo nome. Nei giorni scorsi a Roma, un adolescente di 14 anni si è suicidato buttandosi dal terrazzo della sua abitazione. Secondo quanto si è appreso il ragazzino ha lasciato due messaggi, uno cartaceo e uno su una pen drive, in cui ha scritto: “Sono omosessuale, nessuno capisce il mio dramma e non so come farlo accettare alla mia famiglia”. Nelle lettere ha raccontato le prese in giro subite dai coetanei che lo avevano escluso dalla comitiva. Poi si è procurato tagli sulle braccia e all’inguine, lanciandosi da un’altezza di 20 metri.

Una morte davvero assurda, nei confronti della quale bisogna porsi con il massimo rispetto. Immediata la levata di scudi delle organizzazioni che, da tempo, invocano un intervento della politica, come se si trattasse di una medicina. E così il presidente dell’Arcigay Flavio Romani ha tuonato contro il Parlamento italiano che “si accapiglia sulla estensione della legge Mancino, che è tutela minima e dovuta, riconosciuta da anni a molti gruppi e condizioni bersaglio di violenza e discriminazione, e non si interroga nemmeno su quanto questa legge sarà risolutiva dell’intero problema, né riesce a mettere in agenda provvedimenti in grado di produrre un cambiamento nei luoghi scolastici, in quelli sportivi, nelle famiglie, nella cultura”. Altri esponenti del movimento hanno, più o meno, sostenuto la medesima tesi.

La domanda da porsi è la seguente: basta una legge per evitare che si ripetano episodi del genere? Davvero qualcuno pensa che la minaccia di una sanzione penale possa funzionare da deterrente nei confronti di simili casi? È proprio questo il punto. Assai spesso, poi, le leggi fatte sull’onda della emotività non hanno raggiunto lo scopo che si prefiggevano. Specie se una parte della classe politica e dell’opinione pubblica si muove per ragioni ideologiche.

Da persone di buon senso riteniamo, invece, che l’unica reazione possibile dopo una vicenda così drammatica sia quella di agire sul piano educativo. Su questo aspetto si è fatto – e si continua a fare – molto poco.

È necessario coinvolgere in questa mobilitazione le famiglie, le scuole e, perché no, anche le parrocchie. Già perché – vale la pena sottolinearlo – la Chiesa cattolica (tanto bistrattata dagli attivisti Lgbt) è contro ogni forma di violenza e di prevaricazione che sia fondata sulle differenze anche sessuali. Lo ha ribadito anche Papa Francesco in aereo ai giornalisti durante il viaggio di ritorno da quello straordinario bagno di folla che è stata la Giornata mondiale della Gioventù di Rio (“Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?”).

Parallelamente a questa azione si può procedere ad un inasprimento delle misure previste dal codice penale, magari attraverso la previsione di aggravanti specifiche.

Cosa ben diversa – e qui occorre fare la massima attenzione per non cadere nel tranello – è mettere sullo stesso piano il matrimonio tra un uomo e una donna e le unioni “legalizzate” tra persone dello stesso sesso. Battersi per il divieto di discriminazioni non implica il fatto di snaturare i principi su cui si basa la famiglia naturale.  Se, dunque, la legge che si intende varare vuole tendere, in ultima analisi, a questo obiettivo possiamo dire fin d’ora che si tratta di un pessimo servizio alla collettività.  Ma a questo, purtroppo, con un Parlamento di “nominati”, siamo da tempo abituati …

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