Dilaga la preoccupazione e l’indignazione tra gli Italiani

di | 13 novembre 2013 | attualità | 0 commenti

di Ciro Balzano

CensisLa società moderna, specie quella italiana, appare a tutti decisamente in difficoltà. La recente crisi economica ha ammantato in un sol colpo ogni speranza individuale sul futuro, portando devastazioni nei settori che ancor prima della sua venuta arrancavano in modo discontinuo. È nell’agosto del 2007 che sulla scena mondiale inizia ad affacciarsi la crisi economica, che come una macchia d’olio lentamente si è allargata insinuandosi nelle economie di ogni paese già fortemente instabile. Ogni recessione, di breve o lunga durata, provoca, oltre alle ovvie conseguenze sul piano economico, ulteriori trasformazioni in termini sociali. Conseguenze facilmente visibili oggi nel nostro paese. Non solo. Ciò che risulta essere sempre in trasformazione durante e dopo un periodo di forti restrizioni economiche è sicuramente la struttura valoriale propria di una società.

È proprio di questa ulteriore crisi che imperversa nelle nostre società che si è disquisito nell’ambito della ricerca “I valori degli Italiani 2013. Il ritorno del pendolo” ad opera del Censis. La società moderna, attraverso un’analisi sociale accurata, sta lentamente perdendo la vitalità, un carattere fondamentale per avviare un processo di trasformazione continuo e deciso. Non è ancora chiaro se questa mancanza porti ad una futura situazione di arresto definitivo o sia un leggero rallentamento prima di una svolta epocale.

La solidarietà però non si arresta. C’è voglia di altruismo ed è sottolineato dalla percentuale di italiani (29,5 per cento) che riceve una personale gratificazione ed una spinta ulteriore dalla possibilità di aiutare qualcuno in difficoltà, una percentuale tra l’altro che rimane costante in ogni fascia di età. Poco meno della metà degli Italiani (il 40 per cento) è disposto a far visita agli ammalati, il 36 per cento è pronto ad attivarsi per aiutare le persone in caso di calamità naturale. Stessa percentuale per chi è disposto a dare una mano per la manutenzione delle scuole, ma anche per le spiagge e per i boschi. Percentuali così confortanti che sembrano donarci maggior sollievo rispetto alla situazione generale di tristezza che imperversa in ogni settore produttivo italiano. Al Sud però ciò che viene evidenziato è una maggior propensione alla solidarietà. Ogni percentuale prima analizzata, al Sud subisce un’ulteriore aumento. Uno spirito diverso, un concezione diversa sulla mutualità.

Se da una parte c’è un profondo processo in atto di nuovo interesse ai bisogni degli altri, dall’altra parte le percentuali di chi ama indistintamente i propri cari rimangono pressoché costanti. Circa l’80 per cento degli Italiani si dice profondamente legato ai propri familiari, il 64 per cento al proprio partner, il 22 per cento i propri colleghi di lavoro. Riguardo invece alla cultura del lavoro che in futuro potrebbe svilupparsi, diversamente da oggi, nel nostro paese, il 35 per cento degli imprenditori ritiene che sia doveroso collaborare con i propri colleghi e che porti sicuramente una carica lavorativa diversa. Sulla stessa scia anche il 31 per cento degli artigiani. Sicuramente una nuova cultura del lavoro in Italia potrebbe favorire la nascita di nuove forme di collaborazione che possa permettere un ridimensionamento del mondo del lavoro, così da permettere una riduzione drastica del numero di disoccupati, soprattutto i giovani disoccupati, che dovrebbero, almeno in teoria, rappresentare in termini lavorativi il futuro dell’Italia. Proprio per questa situazione di profonda incertezza e disagio che non tutti gli italiani sono tranquilli.

Una grande percentuale, circa l’85 per cento, si dice preoccupato per l’attuale situazione, il 71 per cento invece è indignato, mentre quasi il 27 per cento si sente frustrato ed il 13 per cento disperato. Di contro il 59 per cento si sente vitale, vivace, allegro. Percentuali queste che evidenziano la profonda situazione di incertezza che domina la nostra società.

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