Di Vito: “Meglio le riforme che l’amnistia e l’indulto”

di | 10 ottobre 2013 | giustizia, tribuna aperta | Commenti disabilitati su Di Vito: “Meglio le riforme che l’amnistia e l’indulto”

L’editoriale del nostro direttore sul messaggio che il presidente Napolitano ha inviato alle Camere a proposito della cosiddetta “emergenza carceri” hanno aperto un interessante dibattito tra i nostri lettori. Qui di seguito ospitiamo un intervento del dottor Mario Di Vito, già dirigente generale (questore) della Polizia di Stato.

di Mario Di Vito*

Polizia di StatoL’amnistia e l’indulto sono provvedimenti di clemenza ed hanno tutta una loro specifica finalità, ancorchè accettabile, ma, certamente, di sapore squisitamente politico.

Il legislatore italiano ha fatto spesso ricorso a dette misure (gli ultimi decreti sono stati emanati con D.P.R. 14.4.1990, n.75 e con D.P.R. 22.12 1990, n.394) per consentire, così come fu ufficialmente dichiarato a suo tempo, un facile “smaltimento” delle pendenze penali ed evitare il “sovraffollamento” degli Istituti carcerari.

Si sa oramai che le cennate misure, insieme a tante altre dettagliatamente previste dai Codici, sono generali provvedimenti a favore di tutti i condannati, la prima estingue il reato, la seconda solo la pena.

Ora, la vita di coloro che sono rinchiusi nelle Carceri, o meglio nelle Case Circondariali, si svolge ovviamente tra intuibili ristrettezze, oggi, in verità poche, proprio per il pieno rispetto dei Regolamenti vigenti, che, secondo le recenti, illuminate decisioni politiche, sono ispirati a grande umanità e tolleranza ineccepibile.

La restrizione della libertà immiserisce purtroppo, ancora moltissimo la loro esistenza, alla stessa stregua di quanto avviene pure negli ospedali.

I nosocomi pure oggi sono  quasi  tutti sovraffollati e gli ammalati spesso soffrono in silenzio sulle lettighe, nei corridoi o in anfratti angusti ed oscuri, in spasmodica attesa di cure. Anche gli ospedali sono bisognevoli di semplice manutenzione e di normale igiene, molto carenti principalmente a causa dell’indolenza, della sciagurataggine, dell’ignavia e dell’irresponsabilità degli addetti, ad iniziare dal personale degli inservienti e di vigilanza.

A generale avviso, sono, invece, necessarie, immediate riforme appropriate, che dovrebbero riguardare la struttura stessa delle Istituzioni e, nel caso specifico in esame, la sollecita attività giurisdizionale dei Magistrati e degli Organi preposti, quella della Polizia Giudiziaria e di tutte le Forze dell’Ordine, ma soprattutto si dovrebbe rivedere la vigente disciplina degli annessi e conseguenti rapporti di lavoro di tutti gli interessati, per i quali unanimamente si chiede di garantire, molte volte a dispetto delle minacciose proposte delle Organizzazioni Sindacali, più rigore, più severità, più presenza, più responsabilità, più professionalità, più impegno e soprattutto più riconoscimenti  gratificanti, almeno per quei lavoratori meritevoli, a tutti i livelli e in tutti i ruoli.

La vita del recluso è certamente molta dolorosa, per la quale vale oggi molto la preghiera, non disgiunta però da una concreta e fattiva collaborazione di tutti i consociati, i quali, tramite lodevoli iniziative anche volontarie, potrebbero lenire l’indubbia sofferenza di chi ha sbagliato e che veramente intende con convinzione accertata di riabilitarsi agli occhi di tutti.

*già direttore generale della Polizia di Stato

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