Dall’Istat i numeri della giustizia da riformare

di | 21 novembre 2013 | giustizia | 0 commenti

toghe-aula-tribunaledi Ciro Balzano

Negli ultimi mesi in Italia il tema giustizia ha monopolizzato fortemente ogni dibattito nazionale. Dalle vicende giudiziarie dell’ex premier Berlusconi si è passati alle vicende dell’attuale Guardasigilli, Anna Maria Cancellieri. Intanto l’argomento giustizia continua a procedere per il proprio verso e sulle sponde parallele alle strumentalizzazioni politiche. Ieri l’Istat ha rilasciato i risultati dell’analisi statistica della criminalità nel nostro paese, evidenziando soprattutto i crimini commessi, le relative condanne, la differenza di genere relativa alla criminalità ed anche le differenze territoriali in termini di azioni criminali effettivamente punite. Secondo le stime dell’Istituto Nazionale di Statistica infatti, nel solo anno 2011 risultano iscritte nel Casellario Giudiziale Centrale, circa 342 mila sentenze per delitto o contravvenzione, pari a 569,4 persone per 100 mila abitanti condannate con sentenza irrevocabile.

Nell’arco temporale che va dal 2000 al 2011, la percentuale relativa proprio alle sentenze irrevocabili è calata sensibilmente del 4,8 per cento. Il numero dei condannati per delitto, cioè per reati per cui sono previste pene quali l’ergastolo o la reclusione, è quasi 240 mila, pari a 397 sempre su 100 mila abitanti. La percentuale relativa al numero di condannati per delitto, dal 2000 al 2011, è diminuita nettamente passando dall’81 per cento del 2000 al 70 per cento del 2011. I condannati per contravvenzione, per cui è prevista la pena dell’arresto e/o dell’ammenda, sono stati 103 mila. La percentuale relativa ai condannati per contravvenzione invece è aumentata, passando dal 18,4 per cento del 2000 al 30 per cento del 2011.

Per quanto riguarda le differenze di genere non c’è nessun dubbio in merito. La percentuale maggiore di condannati è di sesso maschile (80 per cento) e di nazionalità italiana (70 per cento), con un maggior numero di condannati compreso nella fascia di età che va dai 25 ai 54 anni. I condannati relativi alla componente straniera rispetto ai dati del 2000 sono in forte aumento, probabilmente a causa del forte flusso migratorio che ha interessato in particolar modo l’Italia e per il pacchetto sicurezza voluto fortemente da Maroni, che difatti ha inasprito le condanne relative al reato di immigrazione clandestina nella generale legge Bossi-Fini, recentemente in via straordinaria abrogato a seguito delle numerose tragedie in mare. Il Marocco guida la graduatoria dei paesi con maggior numero di condannati nel nostro paese, a seguire l’Albania e l’ex Jugoslavia. La Romania invece solo negli ultimi due anni ha guidato la classifica tutta in negativo, dal 2003 al 2011. Rispetto al 2000 a diminuire sono i furti, passati dalla percentuale del 16,7 del 2000 all’11,4 per cento del 2011. Nell’ambito degli stupefacenti invece aumentano le condanne, dal 5,6 per cento all’11,4, ma ad aumentare nettamente sono le violazioni relative alla guida sotto l’effetto di alcool o stupefacenti, la loro percentuale aumenta di ben 20 punti, dal 16 per cento al 36. Nel Mezzogiorno ad essere più diffusi sono l’omicidio volontario, che però è in forte calo rispetto ai dati del 2000 (meno 15 per cento), e la truffa che però a differenza dell’omicidio volontario vede aumentare la propria percentuale addirittura quasi del 115 per cento rispetto al 2000. Al Nord, invece, è più diffusa la violazione in materia di norme sull’immigrazione, in forte aumento soprattutto nelle regioni del Nord-Est, infatti dal 2000 si registra un aumento in termini percentuali del 466 per cento. Infine il pronunciamento delle sentenze per i reati di associazione di stampo mafioso, omicidio volontario, ed evasione in media è maggiore rispetto ai reati di stalking, immigrazione e guida sotto l’effetto di droga od alcool.

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