Dalla Ue forse un “tesoretto” di 900 milioni

di | 17 gennaio 2014 | attualità | 0 commenti

unione_europeaSi parla di un “tesoretto” che emergerebbe dai vari calcoli statistici della Ue: nuove possibili spese per il governo Letta che potrebbero valere quasi un miliardo. Lo porta alla luce la revisione del Sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Esa), l’insieme di criteri che rappresenta la base statistica a cui si fa riferimento per amministrare il governo dell’economia dell’eurozona.

L’aggiornamento degli standard alimenterà un aumento medio del Pil comunitario del 2,4 per cento. Per l’Italia si avrà una variazione di 1-2 punti della ricchezza, grandezza che è nella parte bassa della frazione che determina la bontà o meno di deficit e debiti. Il che, se i conti sono in equilibrio, apre la strada per discutere un qualche maggior margine per il Tesoro.

A partire da settembre, tutta l’Ue baserà la sua amministrazione sul sistema Accounts 2010 che rimpiazza l’Esa varato nel 1995, in modo da riflettere i cambiamenti strutturali delle economie continentali ed essere allineato con Accounts 2008, tabellario adottato dagli Stati Uniti in agosto. Le novità sono importanti, a partire degli esborsi per ricerca e sviluppo traslocati dalla voce “spesa corrente” a quella di “investimento”, nella quale saranno considerati anche gli armamenti.

Al contempo, le merci inviate all’estero per essere trasformate non avranno impatto sulle cifre lorde di export e import, riducendo il valore della posta. Mentre la maggiore trasparenza nel sistema previdenziale consentirà di separare gli esborsi coperti da quelli no. Anche se la Commissione Ue avverte che solo in ottobre, dopo la trasmissione dei dati dalle capitali, la differenza effettiva del Pil sarà chiara, si può azzardare un conto indicativo.

A fine 2012 e 2013, secondo le stime Ue, l’Italia aveva un deficit al 3% del Pil. Un aumento del 2% della ricchezza, a bocce ferme sul numeratore, potrebbe liberare poco meno di uno 0,06% di deficit nominale, circa 900 milioni. Con una variazione dell’1,5%, sarebbero 670 milioni. Con l’1%, 450 milioni. Meglio che niente, soldi in più che Roma potrà chiedere di spendere alla luce delle sue nuove misure contabili, posto che l’Unione chieda anzitutto correzioni strutturali (quattro miliardi, è la stima) e che, a queste, resta vincolato il ricorso alla “clausola di investimento”.

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