Cuneo fiscale, Padoan punta a tagliare 7,5 miliardi. I dubbi della Cisl

di | 6 marzo 2014 | attualità | 0 commenti

cuneo-fiscaleSe non ci saranno intoppi, e se sarà confermato il Consiglio dei ministri, domani stesso potrebbe essere varato il provvedimento con un meccanismo strutturale di rimborso di tutti i debiti arretrati della pubblica amministrazione. L’operazione potrebbe slittare di qualche giorno, ma il piano è pronto, e sarà seguito immediatamente dal rafforzamento degli sgravi sul lavoro, con l’obiettivo di portare a una decina di miliardi il taglio complessivo del cuneo fiscale per il 2014, e dalla riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali. Una risposta concreta a quello che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan – che lunedì parteciperà alla sua prima riunione con i colleghi europei dell’Ecofin e dell’Eurogruppo – e il premier Matteo Renzi considerano il problema principale che l’Italia deve affrontare: la crescita e l’occupazione. I conti pubblici dovrebbero essere al riparo, anche se a Palazzo Chigi si aspettavano forse di ereditare una situazione migliore, e comunque c’è il pareggio del bilancio imposto dalla Costituzione. Ora la priorità è quella di uscire dalla stagnazione.
“Sapevamo che i numeri non erano quelli che Letta raccontava, ma siamo gentiluomini e non abbiamo calcato la mano. Adesso bisogna correre – sosteneva ieri Renzi – . Se è vero che i mercati hanno fiducia in noi, come dimostra lo spread sceso anche in attesa delle riforme annunciate, è vero che non possiamo scherzare”. Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia vanno all’attacco delle tasse sul lavoro, sfruttando tutti i margini di manovra possibili per rafforzare gli sgravi previsti per quest’anno, e ora limitati ai redditi più bassi.
Ai 2,5 stanziati dal governo Letta, si punta ad aggiungerne altri 7,5. La copertura arriverebbe interamente da tagli o risparmi di spesa pubblica, spiegano al Tesoro. I primi indiziati per un bel taglio netto sono i contributi alle imprese, che la stessa Confindustria è disposta a mettere sul piatto.
Altre risorse potrebbero derivare dalla minor spesa che si profila quest’anno per gli interessi sui titoli pubblici, un risparmio che il premier Enrico Letta, prima di lasciare, aveva calcolato in circa tre miliardi. Poi c’è il meccanismo per il rientro volontario dei capitali e, ancora, il “bonus” per il rispetto del tetto di deficit del 3% del 2013, che potrebbe valere qualche miliardo di margine in più sulla spesa. Ogni spazio di manovra entro i vincoli europei sarà dunque utilizzato “per la crescita” ripetono i collaboratori del premier e del ministro dell’Economia.
Intanto dalla Cisl arriva una reazione al programma di Padoan: “La priorità è oggi quella di ridurre il peso del fisco sui redditi da lavoro e da pensione che hanno una propensione più alta al consumo, offrendo una soluzione al Paese che vive una forte crisi della domanda”. Così il segretario confederale, Maurizio Petriccioli, precisando che “la riduzione generalizzata del cuneo fiscale non crea occupazione né maggiore competitività”. Per dare competitività alle imprese,non serve una riduzione generalizzata dell’Irap, spiega il sindacalista, ma una misura selettiva che offra benefici alle imprese che investono in maniera consistente sull’innovazione di prodotto e di processo, per generare maggiore produzione per ora lavorata.

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