Cristiani per servire: “Si farà la riforma delle leggi sulla salute mentale prima della fine della legislatura?”

di | 12 settembre 2013 | attualità | Commenti disabilitati su Cristiani per servire: “Si farà la riforma delle leggi sulla salute mentale prima della fine della legislatura?”

ospedale-psichiatricoSi farà la riforma (parola tanto conclamata!) delle leggi necessarie sulla salute mentale prima della fine 17° Legislatura? Questa la domanda che il professor Franco Previte, presidente dell’associazione “Cristiani per servire”, pone alla classe dirigente in uno dei momenti più convulsi della vita politica degli ultimi anni.

“Che il “manicomio” non sia stato un luogo di cura così come era strutturato, denominato ospedale psichiatrico – si legge in una nota – è ormai conosciuto da tutti, anche se in atto continua, sotto varie forme, l’istituzione manicomiale, ad esempio i “residui manicomiali” ospitati nelle ex-aree dei vecchi “manicomi”, le costosissime “cliniche psichiatriche private“, i “reclusi” negli ospedali psichiatrici giudiziari (che dovrebbero chiudere nel 2014!) e nelle carceri nonché quelli relegati nelle famiglie”.
Di qui l’atto di accusa contro “una vera vergogna, inammissibile in un Paese che pone grande attenzione, anche se giustamente, agli animali domestici, ponendo l’uomo al di sotto dell’etica civile, lasciandolo marcire nella solitudine, nel disinteresse ritenendolo un soggetto di serie “ultra inferiore”, un oggetto da buttare, un esiliato senza fine. È necessario valutare che non tutte le colpe devono essere addebitate a quelle “mura manicomiali”, dove le condizioni dei degenti non erano supportate da strutture e da servizi rispondenti alle necessità, ma da quello scriteriato andamento, mentre continue erano le violazioni alle normative ed ai diritti degli stessi “ospiti” perpetrate in maniera persistente”. Per fortuna è arrivata la legge Basaglia,tanto decantata da tutti, ma il provvedimento, finalizzato a sancire la umanizzazione della cura, è rimasto privo del Regolamento d’Applicazione .
Da conoscitore della materia Previte pone una serie di domande a cui, primo o poi, bisognerebbe dare una risposta: “Perché nessuno ha ricercato le responsabilità di quelle drammatiche ed incivili situazioni? Perché nessuno, ancora oggi interviene a far luce su quei “periodi”in cui vivevano, o vivono tuttora persone negli ospedali psichiatrici privati, in quelli giudiziari o nelle carceri? Perché poche voci a difesa di questi “cenerentoli della sanità”che continuano ad essere ignorati? Perché il “problema” è ritenuto esautorato dalle Istituzioni? Perché “quanti” dovrebbero rappresentare le necessità di questi sofferenti e delle loro famiglie tacciono?”
“Finché le Istituzioni non offriranno e garantiranno strutture atte ed adatte alle diagnosi, alle cure, alle terapie, agli inserimenti sociali (eventuali !) di questi “ desaparecidos della nostra civiltà” – conclude – fin quando non verranno riconosciuti di fatto i diritti e le tutele loro spettanti, la nostra Associazione sarà in trincea per far valere a voce alta e forte queste motivazioni e tutte quelle necessità che costituiscono una direttrice fondamentale rispondente a criteri di civiltà, di umanità e di solidarietà”.

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