Crisi, nel 2013 sparite quasi due imprese turistiche al giorno

di | 4 febbraio 2014 | attualità | 0 commenti

crisi-turismoGli italiani non hanno più soldi da spendere per gli “sfizi”. E il 2013 è stato l’ennesimo anno di crisi per il turismo italiano. La boccata d’ossigeno estiva – grazie alla piccola ripresa degli arrivi e della spesa dei turisti stranieri – a settembre è già svanita, mentre tasse e tariffe continuano a soffocare le imprese del settore ricettivo.
Il futuro non sarà migliore: la pressione fiscale e contributiva prevista per il 2014 sarà del 67,5%, quasi il 24% in più della media Ue e il 2% in più di quella italiana. Ma pesano anche gli aumenti delle tariffe locali (+18,9% rispetto al 2011), in particolare per quanto riguarda la fornitura elettrica, per la quale un albergo medio nel 2013 ha pagato 5.221 euro in più rispetto al 2011.
La questione fiscale, combinata al prolungato calo dei flussi di turisti italiani, ha portato a chiudere il 2013 in rosso: le imprese del comparto ricettivo hanno registrato una contrazione media del 5% del fatturato e oltre 1.800 chiusure in 12 mesi, per un saldo negativo di 690 unità. A diffondere i dati è Assohotel, l’associazione di categoria di Confesercenti che riunisce gli imprenditori della ricettività turistica, nel corso di “Valore Impresa – Sviluppo turismo”, il convegno organizzato in occasione dell’assemblea elettiva dell’associazione, oggi a Roma presso la sede di Confesercenti nazionale.
A pesare sulla crisi del settore sono anche le condizioni di contesto in cui si trovano ad operare le nostre imprese, rispetto alle altre in Europa: dall’Iva più elevata al peso di imposte e tariffe. La “questione fiscale” è la causa principale delle difficoltà delle imprese turistiche in Italia. Nel nostro Paese le imprese registrano una pressione fiscale media del 65,8%, ed è ancora maggiore sulle imprese del settore ricettivo, dove raggiunge il 67,5%. Un dato che non ha uguali non solo in Europa ma anche nei principali Paesi industriali extra Ue, discostandosi del 24% dalla media Ue.

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