Costi della politica, ecco come possono lievitare ancora

di | 24 ottobre 2013 | politica | 0 commenti

soldi pubbliciI partiti non hanno nessuna intenzione di ridurre i costi della politica in considerazione della grave crisi che investe il Paese.  Un comunicato stampa il Gruppo collaboratori parlamentari attivisti denuncia che “mentre il Parlamento sta approvando una legge sul finanziamento ai partiti, contestualmente si lascia una porta aperta per far entrare un po’ di soldi in altra maniera”. “Per gentile concessione dei Presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso – continua la nota – i parlamentari oggi possono devolvere ogni mese alle casse del proprio partito, sede nazionale, regionale o locale, fino a 3.800 euro, una cifra che moltiplicata per tutti senatori e deputati ammonta a 21 milioni di euro circa”.

Il documento sottolinea che “in questa legislatura è stata aggiunta una nuova voce, nel modulo di rendicontazione, che permette ai parlamentari di inserire la dicitura elargizione liberale al partito; una donazione che somiglia più ad un finanziamento illecito che ad altro, visto che i soldi provengono dalle casse di Camera e Senato che, fino a prova contraria, utilizzano soldi pubblici”. “È ovvio – dicono i collaboratori parlamentari del Gruppo – che 21 milioni di euro in un bilancio dello Stato sono poca cosa ma è il sotterfugio che c’è dietro a destare preoccupazione, perché non si riesce ad intravedere un po’ di buona fede in questo comportamento”.

Ma c’è di più: “Il trucco ruota attorno al modulo di rendicontazione che i deputati e i senatori devono obbligatoriamente inoltrare, ogni quattro mesi, agli uffici amministrativi del Parlamento per giustificare l’utilizzo del rimborso spese erogato loro mensilmente; rimborso spese offerto per coprire i cosi per l’esercizio del mandato parlamentare e che dovrebbe comprendere anche gli stipendi dei collaboratori parlamentari, i cd portaborse, i quali a tutt’oggi non sono regolamentati dal Parlamento che si ostina a non voler risolvere questa aberrazione giuslavoristica, nonostante numerose denunce degli stessi collaboratori e un’indagine dell’ispettorato provinciale del lavoro di Roma”.

“La questione è stata sottoposta alla Presidente Boldrini e al Presidente Grasso, chiedendo la cancellazione della nuova opzione dal modulo di rendicontazione ma, ad oggi, il tutto si è risolto con un nulla di fatto – precisa il Gruppo collaboratori parlamentari attivisti – abbiamo anche scritto una lettera dettagliata anche al Presidente Letta, ma ci è stato risposto pilatamente che il Premier non può invadere le competenze del Parlamento e che sarebbe spettato ai presidente delle due Camere risolvere il problema”. Di qui l’amara considerazione che “questa politica non può andare avanti continuando a dire bugie, sperando che, per timore, nessuno alzi la voce per far conoscere la verità”. “Ci auguriamo – conclude il comunicato stampa – a questo punto, che i Presidenti delle Camere possano dare il buon esempio andando a vedere cosa c’è scritto nei moduli di rendicontazione di tutti i partiti. Dal canto nostro abbiamo promosso una petizione popolare per abolire quella che è di fatto la zona franca del finanziamento ai partiti”.

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