Costi della politica, al Lazio il primato degli sprechi

di | 7 gennaio 2014 | attualità | 0 commenti

spesa pubblicaSi fa un gran parlare di spending review, ma gli sprechi continuano ad essere la regola, non l’eccezione. Il Lazio per esempio è la regione più sprecona d’Italia. Tra il 2011 e il 2013, infatti, ha speso mediamente 96 milioni di euro annui per il funzionamento degli apparati istituzionali. La Lombardia che conta più del doppio degli abitanti (9,9 a fronte di 4,7 del Lazio) ha sostenuto costi inferiori, pari a 68,6 milioni di euro. Questo il dato che emerge dall’analisi di spesa comparata tra le regioni italiane, effettuata dalla Uil di Roma e del Lazio in collaborazione con Eures, nell’ambito dell’Osservatorio su costi, produttività ed efficienza della politica.
“Il terzo approfondimento del nostro studio – spiega il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Pierpaolo Bombardieri – evidenzia ancora una volta una spesa istituzionale eccessivamente elevata, a discapito dei cittadini che in proporzione non beneficiano di maggiori o migliori servizi. Anzi. Dallo studio paradossalmente emerge che le regioni socialment e più avanzate sono anche le più parsimoniose. Toscana in testa”. La Toscana, infatti, spende annualmente per il funzionamento degli organi elettivi 24,5 milioni di euro. Mentre la Calabria, con la metà degli abitanti (circa 2 milioni contro 3,7 della Toscana) spende 4 volte di più (57,7 milioni di euro).
“A conferma – prosegue Bombardieri – che una maggiore spesa non implica necessariamente un miglior funzionamento della cosa pubblica, il cui costo va ad incidere anche direttamente sulle tasche dei cittadini”. Nel Lazio, infatti, la classe politica regionale costa mediamente 16 euro l’anno per ogni cittadino, contro una media nazionale di 11,5 euro. La regione più virtuosa è ancora una volta la Toscana con una spesa pro – capite di 6,3 euro, seguita dalla Lombardia che, grazie alla consistente ampiezza demografica del territorio, riesce ad abbattere i costi di rappresentanza politica a 6,7 euro pro capite. Dallo studio Uil – Eures emerge infatti che le spese istituzionali gravano in misura maggiore sulle regioni demograficamente più piccole, che spendono relativamente di più perché non riescono a distribuire i costi fissi della rappresentanza su un bacino demografico più ampio.
La regione Lazio si colloca complessivamente al settimo posto, risultando però la prima tra le cinque grandi regioni italiane a statuto ordinario. Le spese istituzionali, però, costituiscono una piccola percentuale (appena lo 0,3%) del totale delle uscite di bilancio, che nel 2013 raggiungono complessivamente in Italia i 210,6 miliardi di euro, segnalando peraltro un aumento del 66,9% negli ultimi dieci anni. E tra il 2011 e il 2013 le spese presentano una variabilità compresa tra gli 1,7 miliardi di euro annui del Molise e i 38,4 miliardi della Lombardia che guida la classifica, seguita subito dopo dal Lazio, con 36 miliardi di euro.
Altro che riduzione dello stipendio dei parlamentari. Qui andrebbe tagliata via un’intera classe dirigente.

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