Costalli: dopo la legge elettorale subito la riforma del fisco

di | 27 gennaio 2014 | Senza categoria | 0 commenti

Carlo Costalli“Quello dell’evasione fiscale è un triplice problema: di equità, educativo e di controlli inefficaci. Subito dopo la legge elettorale si faccia la riforma del fisco, perché così non si può più andare avanti”. È il parere di Carlo Costalli (nella foto), presidente del Movimento cristiano lavoratori, che abbiamo intervistato sullo stato dell’arte del sistema fiscale nel nostro Paese.

Presidente, uno studio sugli effetti dell’evasione fiscale legati all’Isee mostra che chi imbroglia sul reddito riesce ad ottenere due miliardi di euro all’anno in servizi sociali.
È inammissibile, questo succede perché non ci sono controlli incrociati, ma non solo. L’autocertificazione alla fine è una dichiarazione di buona volontà. In questo senso interviene un altro fattore.

Quale?
L’assenza totale di una cultura sul tema fiscale. Alla base dovrebbe esserci un fatto formativo: l’essere leali nei confronti dell’istituzione pubblica. Perché è vero che – come diciamo da anni – il peso fiscale nel nostro Paese è eccessivo, ma questo non può essere una giustificazione per una guerra tra poveri. Che poi non sempre poveri sono, come abbiamo appena visto.

Al di là dell’onestà dei contribuenti, il sistema fiscale funziona?
Guardi, un limite è da sempre quello della differenza di prelievo fiscale: alla fonte per i lavoratori dipendenti e sulla buona fede per quanto riguarda i lavoratori autonomi, che quando possono “imbrogliare” lo fanno. La situazione è drammatica da diversi punti di vista: serve equità fiscale, un processo educativo per il cittadino e soprattutto controlli più serrati.

Il governo come dovrebbe intervenire?
Si faccia subito questa legge elettorale. Dopo di che bisogna partire subito con un processo riformatore del mercato del lavoro e del fisco. Noi lo diciamo da sempre: non tutte le riforme costano. Anzi, ridistribuire alcuni meccanismi delle aliquote fiscali potrebbe portare qualche soldo in più nelle casse dello Stato.

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