Corte dei conti, Fondi Ue: nel 2012 saldo negativo a 5,7 miliardi

di | 17 febbraio 2014 | Unione europea | 0 commenti

Euro1Complice una classe dirigente spesso incapace, spesso dobbiamo restituire i Fondi Ue. E intanto paghiamo per gli errori degli altri Stati membri. “Dall’esame dei flussi finanziari tra l’Unione europea e l’Italia nell’esercizio 2012, emerge un miglioramento della tradizionale posizione di contributore netto del nostro Paese: il saldo negativo tra versamenti effettuati e accrediti ricevuti risulta, infatti, di 5,7 miliardi di euro a fronte dei 6,6 miliardi di euro del 2011”. I dati sono della relazione annuale della Corte dei conti su “I rapporti finanziari con l’Unione europea e l’utilizzazione dei Fondi comunitari”, che è stata inviata al Parlamento.
“Il miglioramento – spiega la Corte – è ascrivibile all’aumento (14,7%) degli accrediti all’Italia per la realizzazione di programmi europei. Per altro verso, l’Italia (insieme ad altri Paesi) ha dovuto continuare a farsi carico di una quota (quasi 780 milioni di euro nel 2012, con un incremento dell’8,4% rispetto all’anno precedente) dei rimborsi al Regno Unito per la correzione dei suoi squilibri di bilancio”.
Quanto all’utilizzazione dei fondi comunitari riconducibili alla politica europea di coesione socio-economica per il ciclo di programmazione 2007-2013, sottolinea la magistratura contabile, “le Autorità italiane ed europee hanno concordato la realizzazione di un Piano di azione coesione concepito per rimediare ai forti ritardi della programmazione ed alle persistenti difficoltà attuative. Nell’ambito di tale iniziativa, si è dato luogo a ripetute riprogrammazioni e riallocazioni di risorse, al fine di accelerare la realizzazione dei progetti e di evitare la perdita di fondi europei. Le rimodulazioni hanno riguardato quasi interamente l’Obiettivo Convergenza, che si applica a quattro Regioni del Mezzogiorno beneficiarie degli stanziamenti più importanti. A seguito di tali interventi, l’attuazione finanziaria complessiva dei due Fondi (Fondo europeo di sviluppo regionale-Fesr e Fondo sociale europeo-Fse), attraverso cui si realizza l’Obiettivo Convergenza, risulta di 12,9 miliardi di euro in termini di pagamenti al 30 giugno 2013 (pari al 38% del totale). Tale cifra testimonia perduranti difficoltà attuative e postula la necessità di proseguire con impegno più incisivo e determinato, in questa fase finale della programmazione, per cercare di recuperare i ritardi accumulati e per scongiurare il rischio di perdita di risorse”.
Anche i dati relativi all’attuazione finanziaria dell’Obiettivo Competitività regionale e occupazione (che riguarda le altre Regioni e che si realizza, anch’esso, attraverso il Fesr ed il Fse) evidenziano, per la Corte, “la difficile situazione congiunturale che ancora investe il Paese e che ne ha condizionato la programmazione. L’ attuazione finanziaria in termini di pagamenti supera, per entrambi i due Fondi, il 50% (su una dotazione finanziaria complessiva di circa 15 miliardi di euro), evidenziando con ciò una performance decisamente migliore rispetto alle Regioni del Mezzogiorno. Tuttavia, appare necessario, anche in questo caso, mantenere alta l’attenzione al fine di poter pervenire al pieno impiego delle risorse. La stessa situazione si verifica, sostanzialmente, sia per l’Obiettivo ‘Cooperazione territoriale europea’ (che raggruppa la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale e che prevede 2,7 miliardi di euro per i programmi a partecipazione italiana), sia per gli interventi del Fondo europeo per la pesca. Entrambe queste iniziative fanno registrare bassi livelli di attuazione in termini di pagamenti al 30 giugno 2013 (rispettivamente, il 35,8% ed il 41%)”.
A fronte di questa situazione generale, la Relazione richiama ancora una volta “l’esigenza che sia dispiegato, da parte di tutti i soggetti interessati, il massimo impegno affinché si pervenga al pieno utilizzo delle somme stanziate per la programmazione 2007-2013. Nella prospettiva dell’avvio del ciclo di programmazione 2014-2020, la Corte evidenzia, inoltre, “la necessità dell’adozione di strumenti adeguati all’effettivo miglioramento delle specifiche capacità progettuali (in particolare nel Mezzogiorno) nonché delle complessive capacità istituzionali, amministrative e gestionali, a livello centrale e locale”.
Sul piano dei controlli, la Relazione mette in luce la necessità di “porre maggiore attenzione alle verifiche sulla corretta gestione, sia per rendere più efficaci gli interventi che per non incorrere in possibili sanzioni finanziarie”.

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