Corruzione, niente etica sociale senza la buona politica

di | 28 novembre 2013 | tribuna aperta | 0 commenti

corruzionedi Mario Di Vito*
Nel Maggio 2010 in un mio precedente articolo, si discusse già della corruzione, di quest’immondo fenomeno, immorale ed illegale, con considerazioni storiche e giuridiche, collegate soprattutto al mondo della legalità di tutti i tempi. Ora, il lettore potrebbe domandarsi, perché allora continuarne a “parlarne”? È necessario “parlarne” ancora, perché la gente deve sapere che questo fenomeno delittuoso si è oramai molto radicato nella nostra Comunità ed ha raggiunto una diffusione tale, per ciò non si erra affatto nel farlo conoscere a tutti nella sua reale portata di una vera e propria “epidemia”, come nei tempi passati era stata per l’umanità la peste.

Il deterioramento delle qualità morali di tante e tante persone, di tutti i livelli e di tutti i ruoli, della nostra gente, che si esprime in palesi comportamenti, specialmente compiacenti ed omissivi, disgustosamente offensivi della dignità umana e dei diritti e delle legittime aspettative, si manifesta catastrofico oramai quotidianamente, lasciando la parte onesta e laboriosa della Comunità in una sofferenza intuibile, tra angherie continue, delle quali è afflitta in maniera davvero esasperante.

Senza più cadere nei luoghi comuni della perniciosità immensa di tale ineffabile “morbo”, luoghi comuni, peraltro, molto conosciuti oramai da tutti per le stravaganti affermazioni, che sono solite essere profferite in ogni pubblica circostanza dai responsabili politici e dagli uomini della comunicazione a questi ultimi legati, sta di fatto che la corruzione oggi procura all’agente e alla sua cordata un’enorme quantità di vantaggi materiali, economici e sociali, che non si riesce nemmeno più a valutarla nella sua consistenza, giacchè i beneficiari sono tanti, anche di specchiata fama, uniti al “colpevole” da stretti vincoli oscuri ed ignoti.

Si può dire, infatti, che oggi il campo della corruzione della nostra Comunità è praticamente senza confini, come si può desumere da tanti numerosi esempi, che la cronaca di tutti i giorni elenca in modo chiaro e preciso. Un solo esempio tra gli innumerevoli che si perpetuano in questi tempi, è doveroso farlo ed appare anche giusto ribadirlo alla riflessione del lettore, perché possa meglio fortificare la sua coscienza di maggiore rigore e di intransigenza adamantina: gravissima corruzione è ad esempio quella di coloro che, violando spudoratamente le norme e gli avvertimenti che impongono il rispetto della natura e la tutela del paesaggio, creano le condizioni per il verificarsi di frane, alluvioni, inondazioni ed altri disastri e vi è ancora più dolosa consapevolezza in tutti coloro che, pur ammettendo l’indubbia responsabilità penale di politici, funzionari, tecnici e costruttori coinvolti, strombazzano la notizia tramite mass-media solo “ai quattro venti”, senza poi chiedere alcun intervento repentino per la loro rimozione definitiva dalla vita pubblica, se non rinnovare il consueto plauso all’iniziativa giudiziaria dell’azione penale obbligatoria, che secondo l’esperienza comune si prolungherà, poi, in anni ed in anni di laboriosi processi.

Forse conviene solo dire ancora qualche cosa su questo fenomeno di tanta gravità e su quanto le persone oneste più sensibili possono fare, ancorchè interrogarsi sulla sua origine e sui modi di combatterlo, domandarsi anche come fare, perché lo stesso possa essere finalmente, una buona volta, represso. La questione è chiara e trova la sua ragion d’essere esclusivamente, sia nel mondo personale, di puro egoismo, come dire, psicologico, sia in quello politico-sociale di particolari individui, niente affatto avvezzi all’osservanza dei precetti morali. Gli “illeciti guadagni” sono in grado, oggi, come oramai si conferma anche nella filosofia più spicciola, di svolgere per dette persone e per i loro affiliati più di una funzione, che inizia dall’acquisizione di un consistente prestigio e di una formidabile ricchezza, per arrivare poi al consolidato impossessamento di una vera e propria “potenza”, che cresce nel tempo, sempre con successo verso tutti e contro tutti.

Il “cancro sociale della corruzione” può essere solo sconfitto oggi, pur sempre con moderata intensità, con il rinnovato e sentito accoglimento dei valori etici dell’onestà, della probità e della cultura. Michail Bakunin, in “Stato e anarchia ed altri scritti”, sostiene principi in proposito di considerevole rispetto, anche nei confronti delle politiche socialiste della sua epoca. Così va accettata con entusiasmo tutta la produzione filosofica e sociologica, dottrinale e giurisprudenziale, normativa e regolamentare, sviluppatasi fino ai tempi attuali, così il pensiero degli scrittori e quello anche dei poeti.

Giacomo Leopardi nello Zibaldone annotava una sua lungimirante riflessione, oggi più che mai vera, sul rapporto tra morale e politica e postulava in particolare che “la vita, l’azione e la pratica della morale dipendono dalla natura delle Istituzioni sociali e del reggimento della nazione: essa è una scienza morta, se la politica non cospira con lei e non la fa regnare nella nazione”.

È assolutamente inutile, parlare, dunque, di morale in un contesto sociale, quando questo stesso contesto è mal governato. La morale diviene così “flatus vocis”, per dirla con il filosofo della soluzione puramente nominalista della realtà, Roscellino di Compiègne, e la politica, invece, una meta agognata, ardentemente desiderata, molto accalappiante. Di conseguenza, tutti oggi auspicano che le promesse riforme strutturali si realizzino al più presto, perché solo così operando, forse “lo stato pubblico del nostro popolo” , per ricordare sempre Leopardi, potrà avere quelle condizioni materiali, giuridiche, etiche e culturali più favorevoli , perché la morale non rimanga appunto “un detto”, cioè una predica, una “buona raccomandazione”. Una profonda riforma “umanistica”, congiunta a quelle strutturali, riaffermerà con certezza l’imperativo che gli eterni valori dell’uomo non si possono giammai acquistare col denaro.

*già dirigente della Polizia di Stato, scrittore e saggista

Lascia un commento

Devi essere loggato per scrivere un commento.