Corruzione, la Ue boccia l’Italia: legami tra politica e criminalità

di | 3 febbraio 2014 | attualità | 0 commenti

corruzioneItalia ancora una volta nel mirino della Ue. Dopo l’annuncio della procedura di infrazione per il ritardo dei pagamenti alle imprese, Bruxelles ci bacchetta pesantemente sulle norme anti corruzione, giudicate insufficienti. Secondo la Commissione europea, non solo la nuova legge lascia irrisolti vari problemi perché “non modifica la disciplina della prescrizione, la legge sul falso in bilancio e l’autoriciclaggio”, ma resta preoccupante soprattutto il legame “tra politici, criminalità organizzata e imprese”. Unico aspetto positivo, le nuove norme sull’incandidabilità.
Il report di Bruxelles sulla corruzione in Europa, nella parte dedicata all’Italia, rileva inoltre come “negli ultimi anni sono state portate all’attenzione del pubblico numerose indagini per presunti casi di corruzione, finanziamento illecito ai partiti e rimborsi elettorali indebiti, che hanno visto coinvolte personalità politiche di spicco e titolari di cariche elettive a livello regionale”.
Il danno, a maggior ragione che stiamo attraversando una terribile crisi, è enorme. In Italia i costi diretti legati alla corruzione sono pari a 60 miliardi all’anno, circa il 4% del Pil: riportando la stima della Corte dei conti, la Commissione europea ne condivide anche le preoccupazioni per “l’impatto sull’economia nazionale, già colpita dalle conseguenze della crisi economica”. Il dato italiano non è però raffrontabile alla stima complessiva della Commissione, secondo cui il costo per l’Europa della corruzione è di circa 120 miliardi all’anno.
Ancora, ai costi che la Corte dei conti italiana definisce “diretti” bisogna aggiungere quelli indiretti – spiega Bruxelles – come per esempio quelli legati “ai ritardi amministrativi, al cattivo funzionamento dei pubblici uffici, all’inefficienza o totale inutilità dei lavori pubblici o dei servizi forniti, alla perdita di competitivita’ e alla riduzione degli investimenti”. In particolare, continua il rapporto sempre riferendo stime della Corte dei conti, “i costi indiretti nei lavori pubblici importanti sono stimati a circa il 40%” del valore dell’appalto. Inoltre, “studi sullo sviluppo dell’economia ombra hanno stimato che questa rappresentava il 21,5% del Pil italiano nel 2012”.
La relazione evidenzia inoltre come solo nel 2012 sono scattate indagini penali e ordinanze di custodia cautelare nei confronti di esponenti politici locali in circa metà delle 20 regioni italiane, sono stati sciolti 201 consigli municipali, di cui 28 dal 2010 per presunte infiltrazioni criminali e più di 30 deputati della precedente legislatura sono stati indagati per reati collegati a corruzione o finanziamento illecito ai partiti.
A tal proposito Bruxelles suggerisce all’Italia di “bloccare l’adozione di leggi ad personam”, come il lodo Alfano, la ex Cirielli, la depenalizzazione del falso in bilancio e il legittimo impedimento. I tentativi dell’Italia di darsi norme per garantire processi efficaci, secondo la Commissione Ue, sono stati infatti “più volte ostacolati da leggi ad personam”.
Unica nota positiva, la nuova legge anticorruzione e il successivo decreto legislativo sull’incandidabilità e il divieto di ricoprire cariche elettive o di governo in seguito a condanne definitive segnano “un importante passo avanti” secondo la Commissione Ue, che segnala come la norma sia inoltre già stata applicata “nel caso della decadenza da senatore di un ex premier”.

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