Conti pubblici ancora in rosso. C’è da lavorare sodo per poter ripartire

di | 11 marzo 2014 | tribuna aperta | 0 commenti

conti_pubblicidi Ciro Balzano

Un’Italia “nuova” dal punto di vista politico, spesso, potrebbe significare un’ Italia “nuova” anche dal punto di vista economico, o almeno si spera. Cambiare non solo l’atteggiamento verso la crisi, ma anche l’approccio nell’affrontarla, nel caso di un governo diverso, potrebbe significare una ripresa più rapida rispetto al passato.
I conti nazionali però, non essendoci state ancora delle riforme strutturali volte a rimettere in moto il processo industriale del nostro paese, continuano ad annaspare. L’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, infatti, nell’ultimo rapporto sui conti economici nazionali, evidenzia come nel 2013 il PIL , il prodotto interno lordo, ai prezzi di mercato  sia ancora bloccato e quindi abbia avuto una riduzione nell’ordine dello 0,9 per cento. In volume la riduzione è sempre abbastanza netta, toccando quasi i due punti percentuali.
La contrazione del PIL è stata anche accompagnata da un calo delle importazioni di beni e servizi del 2,8 per cento, che difatti ha accentuato la riduzione delle risorse disponibili pari al 2,1 per cento.
L’unica nota positiva nelle voci economiche relative al PIL  giunge dalla domanda estera netta, che ha fatto registrare un aumento dello 0,8 per cento, mentre la domanda nazionale ha fatto registrare una netta riduzione(-2,6 per cento) e la variazione delle scorte è rimasto quasi invariato (-0,1 per cento).
Relativo sempre allo stesso anno di riferimento, cioè il 2013, il Deflatore del PIL, cioè il rapporto tra il PIL nominale (calcolato a prezzi correnti) ed il PIL reale (calcolato con prezzi di riferimento non variabili), è aumentato dell’1,4 per cento.
A questa riduzione in termini di volume del PIL, va sicuramente associato anche il calo fisiologico, in tempo di crisi, dei consumi. Infatti per i beni il calo dei consumi è stato particolarmente marcato, facendo registrare un meno  4 per cento, invece i consumi per i servizi sono diminuiti dell’1,2 per cento. Entrando nello specifico, le riduzioni hanno interessato la spesa per sanità (-5,7 per cento) e vestiario e calzature(-5,2 per cento).

Per quanto riguarda invece le Amministrazioni Pubbliche (PA) e le Istituzioni sociali private (ISP) , queste hanno fatto registrare una spesa, in volume, ridotta rispettivamente dello 0,8 per cento e dell’1,5 per cento.
Anche gli investimenti sono stati investiti dalla crisi e quindi hanno reagito con una marcata riduzione in volume. Per quanto riguarda gli investimenti fissi lordi, infatti, la riduzione è stata del 4,7 per cento, da aggiungere alla riduzione netta del 2012 (-8,0 per cento). In particolare i settori degli investimenti più colpiti dalla crisi sono stati quello delle costruzioni (-6,7 per cento) e quello dei macchinari e delle attrezzature (-6,3 per cento. A differenza di questi ultimi gli investimenti in mezzi di trasporto hanno fatto registrare un aumento deciso, cioè sono aumentati del 12,9 per cento.
Nel settore delle esportazioni nette invece la situazione è in equilibrio. Infatti se le esportazioni di beni e servizi hanno fatto registrare un leggerissimo aumento (0,1 per cento), lo stesso non si può dire per le importazioni che sono scese del 2,8 per cento.

Una tendenza negativa che, per quanto riguarda le altre grandi nazioni, è ormai alle spalle decisamente. Non a caso le economie, sempre in volume, di Stati Uniti, Germania, Giappone e Regno Unito mostrano netti miglioramenti.

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