Consob: Bankitalia non segnalò i problemi di Veneto Banca

di | 9 novembre 2017 | attualità, economia | 0 commenti

Nuovi sviluppi sul fronte delle banche fallite: luci e ombre sul ruolo di Palazzo Koch. Banca d’Italia non segnalò alla Consob “problemi” di Veneto Banca in vista dell’aumento di capitale del 2013 anzi indicò che l’operazione era “strumentale a obiettivi previsti dal piano per effettuare eventuali acquisizioni coerenti con il modello strategico della banca salvaguardando liquidità e solidità”. Lo afferma il direttore generale della Consob Angelo Apponi in audizione alla Commissione banche che gli ha chiesto perché non fosse intervenuta nonostante ci fossero segnali di crisi dell’istituto veneto.

“Le reazioni della Consob – ha spiegato ancora Apponi – dipendono dal tipo di informazioni e dalla convergenza di indizi. L’ispezione si fa quando esistono sufficienti indizi”. La vicenda del prezzo delle azioni “Riteniamo che sia stata seriamente trattata con una nota nel prospetto informativo che è il documento previsto dalle norme comunitarie, può piacere o no. All’epoca non avevamo indizi e infatti abbiamo proceduto quando ci hanno informato”. Apponi ha quindi ribadito che “Se avessimo avuto segnali di quella profondità avremmo reagito in maniera diversa”. Secondo il dg di Consob la lettera di Bankitalia dell’8 maggio 2013 “non mi sembra che segnalasse una sofferenza, anzi prevedeva un’acquisizione”. 

E proprio in seno alla commissione d’inchiesta sulle banche, si è consumato uno scontro per la segretezza delle testimonianze di Angelo Apponi e del responsabile della vigilanza di Bankitalia Carmelo Barbagallo. Alcuni commissari hanno sottolineato il possibile “vantaggio” di Barbagallo che può ascoltare, via streaming, la testimonianza di Apponi e quindi poter meglio controbattere in occasione del confronto fra i due che si terrà successivamente alla sua testimonianza. Alcuni commissari hanno proposto anche di interdire a Barbagallo la possibilità di ascoltare la testimonianza di Consob ma il presidente Casini, citando anche la norma istitutiva della commissione, ha respinto la proposta rilevando come non sia nelle sue facoltà interdire le comunicazioni o la libertà personale dei testimoni. “L’unico modo – ha detto Casini – è segretare i lavori e eliminare il collegamento streaming”. Proposta non accettata dai commissari. I lavori sono proseguiti quindi con l’audizione “in chiaro” di Apponi.

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