Confindustria: crisi come una guerra, legge di Stabilità inadeguata

di | 19 dicembre 2013 | economia | 0 commenti

confindustriaContinuano le critiche di Confindustria al governo. Dopo l’attacco di ieri del presidente Giorgio Squinzi, che chiedeva di ridurre la pressione fiscale, arrivano i numeri del Centro studi, che inchiodano l’esecutivo alla sua inadeguatezza. Perché se è vero che il Pil nel 2013 calerà dell’1,8% (-1,6% ultima stima) ma crescerà nel 2014 dello 0,7% e nel 2015 dell’1,2%, il bilancio di sei anni di crisi nel nostro Paese è inevitabilmente negativo.
Il Centro studi di viale dell’Astronomia avverte: “La profonda recessione dell’economia italiana, la seconda in sei anni, è finita. I suoi effetti no”, tanto che per la crescita prevista nel prossimo biennio «esistono rischi al ribasso» e in uno scenario “alternativo, più pessimistico e non ipotetico” per effetto della stretta del credito e della fragilità del Paese “la risalita del Pil si interrompe già nel 2015 e il peso del debito pubblico è più elevato (133,3% contro 132%)”.
Le stime di crescita per il prossimo biennio sono legate a una “previsione condizionata al radunarsi di una fausta costellazione di eventi. Basta poco perchè gli eventi prendano una piega infelice; il pericolo maggiore è il cedimento della tenuta sociale, con il montare della protesta che si incanali verso rappresentanze che predicano la violazione delle regole e la sovversione delle istituzioni”.
Parlare di ripresa è “per molti versi improprio”; suona “derisorio”. Il “Paese ha subito un grave arretramento ed è diventato più fragile, anche sul fronte sociale”. Danni “commisurabili solo con quelli di una guerra”. “Le persone a cui manca il lavoro, totalmente o parzialmente, sono 7,3 milioni, due volte la cifra di sei anni fa. Anche i poveri sono raddoppiati a 4,8 milioni. Le famiglie hanno tagliato sette settimane di consumi, ossia 5.037 euro in media l’anno”.
Dall’inizio della crisi (fine 2007) si sono persi un milione e 810mila Ula (Unità di lavoro equivalenti a tempo pieno). L’occupazione è rimasta ferma nella seconda metà del 2013 e ripartirà dal 2014. Si arresta così «l’emorragia occupazionale»: per l’anno prossimo il Centro studi prevede un +0,1%, per il 2015 un +0,5%.
In un quadro simile, le politiche economiche del governo Letta sono inadeguate. L’impatto sulla crescita della legge di Stabilità all’esame del Parlamento sarà “molto piccolo”, dello “0,1 o 0,2” punti sul Pil del 2014. A dirlo è Luca Paolazzi, direttore del Csc. Come se non bastasse, spiega, nel 2015 la manovra avrà “un effetto restrittivo della stessa entità di quello espansivo del 2014”. Si prevede una riduzione del rapporto deficit Pil per il 2014 ed il 2015 rispettivamente al 2,7% e al 2,4% (dopo il 3% nel 2012 e nel 2013). Un deficit per i prossimi Dopo sei anni di crisi, conclude il Ccs, “sono andati bruciati oltre 200 miliardi di euro di reddito a prezzi 2013, quasi 3.500 euro per abitante”. E, conclude, “solo con incisive riforme strutturali si può recuperare il terreno perduto”.

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