Confcommercio, calano ancora i consumi

di | 5 dicembre 2013 | Senza categoria | 0 commenti

Zemanta Related Posts ThumbnailIl Paese è quasi fermo, gli italiani impoveriti da anni di grave crisi economica. L’indicatore dei consumi di Confcommercio (Icc) registra, ad ottobre, una diminuzione del 2,1% in termini tendenziali ed un aumento dello 0,1% rispetto a settembre. La media mobile a tre mesi, corretta dai fattori stagionali, conferma la tendenza alla stabilizzazione in atto dalla primavera. Ma i modesti segnali di attenuazione della fase recessiva e di un possibile riavvio dell’attività economica nella parte finale del 2013 non si sono ancora trasferiti alle famiglie. Infatti, la debolezza del mercato del lavoro e la presenza di una pressione fiscale che continua a rimanere su livelli record non permettono un recupero del reddito disponibile. In prospettiva, le incertezze che si rilevano sul versante fiscale, derivanti dalle difficoltà di reperire risorse per il risanamento dei conti pubblici, rischiano di prolungare la crisi del consumo fino alla prima metà del 2014. L’unico elemento positivo per le famiglie è rappresentato dal ridimensionamento dell’inflazione, ai minimi degli ultimi quattro anni. La presenza di un’evoluzione dei prezzi al consumo, soprattutto per i beni ad alta frequenza di acquisto, meno dinamica rispetto al passato, è uno dei fattori che ha contribuito, a novembre, al miglioramento, dopo il regresso di ottobre, della percezione della situazione economica da parte delle famiglie. Nello stesso mese è proseguito il recupero della fiducia delle imprese, a cui ha contribuito anche il miglioramento della percezione degli operatori delle aziende commerciali e dei servizi. Le attese di un miglioramento della situazione economica tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 sono confermate dalle stime preliminari di Confindustria che segnalano, a novembre, un ulteriore debole recupero della produzione industriale (+0,4% su ottobre). Tendenza che, stando a quanto rilevato nello stesso mese per gli ordini (+0,5% in termini congiunturali), dovrebbe consolidarsi nel breve periodo. Stiamo comunque parlando di un miglioramento produttivo irrisorio, legato alle esportazioni, insufficiente a garantire un significativo recupero di quanto perso rispetto al picco pre-crisi. Le difficoltà della nostra economia di avviare una ripresa costante e duratura, la cui premessa è il recupero della domanda interna, si traducono in una situazione molto difficile del mercato del lavoro. Ad ottobre il numero di occupati è risultato sostanzialmente invariato rispetto a settembre, con un calo di 408mila unità su base annua. Anche il numero di disoccupati è risultato stabile rispetto a settembre (+287mila nei confronti di ottobre 2012), dato che ha mantenuto il tasso di disoccupazione al 12,5%. In ulteriore aumento è risultato, invece, il tasso di disoccupazione giovanile salito al 41,2%.

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