Con la crisi gli italiani sono costretti a risparmiare anche a tavola

di | 3 marzo 2014 | tribuna aperta | 0 commenti

di Ciro Balzano

Che il 2014 si presentasse come l’anno del cambiamento e della svolta era abbastanza prevedibile.
La congiuntura economica, che nei primi mesi di questo nuovo anno sembra essere più tenera con la nostra economia, va contrastata soprattutto nella quotidianità. È proprio questa la soluzione dei cittadini italiani, che nel forte periodo di crisi che ha investito l’Italia, hanno reagito eliminando gli sprechi individuali, interni al proprio nucleo familiare, cercando di equilibrare i conti.
Quello che emerge dallo studio combinato tra Censis, il Centro Studi Investimenti sociali, e Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori, è proprio la tendenza delle famiglia al risparmio.
I volumi di spesa sono diminuiti nei primi trimestri del 2013 di ben 2,9 punti percentuali, a cui vanno ulteriormente aggiunti i quattro punti percentuali, relativi alla contrazione riguardo al 2012. Sette punti percentuali di flessione riguardo al consumo delle famiglie, un dato che non va tralasciato sicuramente.

In economia, i generi alimentari, si annoverano tra i beni necessari e vengono considerati beni non durevoli, cioè di cui non si può fare a meno e che hanno un ricambio continuo, eppure dall’indagine è emerso che anche il settore alimentare ha risentito della crisi economica globale.
Tra gennaio e settembre 2013 il calo, in termini reali, è stato del 3,3 per cento. A farne le spese sono state le bevande non alcoliche (-4,1 per cento tra 2011 e 2012), tra cui una particolare flessione si è registrata per le acque minerali ed i succhi di frutta (-4,3 per cento).
Se a risentirne è anche il mercato ittico, con una difficoltà palese dei lavoratori del settore con l’aumento vertiginoso del costo del carburante, anche i consumi relativi hanno sofferto e soffrono le conseguenze della crisi. tavolaDal 2000 in poi questo settore ha risentito di una flessione di ben 12 punti percentuali.

Quindi in questi tempi difficoltosi, la corsa al risparmio è l’unica soluzione da adottare se si vuole arrivare a fine mese. Secondo una recente indagine del Censis, questo periodo di austerità, ha contribuito a radicare nella maggioranza degli italiani, stili di vita votati completamente alla morigeratezza. Non a caso, l’85 per cento dei cittadini italiani ha modificato in positivo la sua esperienza di consumo, cercando quindi di spendere meglio. Quasi il 60 per cento del campione, afferma con profonda sicurezza, di non sentire più il bisogno, rispetto al passato, di spendere e di comprare. Le donne mostrano di essere più virtuose, per quanto riguarda il risparmio, rispetto ai colleghi uomini.

Però quello che emerge più di tutto, oltre alla famigerata corsa al risparmio, è anche la tendenza degli italiani a non poter rinunciare a ciò che piace a tavola. Risparmiare sicuramente, ma non disprezzando la qualità e l’eccellenza.
Circa tre italiani su quattro scelgono le marche commerciali, (Conad, Coop, Auchan, ecc), per quanto riguarda gli acquisti di alimenti confezionati od in scatola, ma nonostante questa gran parte di italiani che ricorre, per esigenza od ossessivamente, al risparmio, c’è chi ancora non riesce a rinunciare ad alimenti di nicchia e quindi più costosi rispetto agli altri.
Circa il 41 per cento degli italiani ha acquistato, negli ultimi sei mesi, frutta e verdura biologica, oppure il 33 per cento ha acquistato carne da allevamenti biologici. In genere queste tendenze sono più evidenti per chi risiede nel Nord Est e, in parte, tra i giovani, che sono i meno disposti a fare a meno di qualche sfizio a tavola.
La domanda di mercato, relativa ai prodotti biologici, sta crescendo vertiginosamente rispetto agli anni precedenti. Se la spesa alimentare sta, difatti, diminuendo, gli acquisti di prodotti biologici, invece, sono aumentati in valore di 8,8 punti percentuali nel primo semestre del 2013, e tendono a concentrarsi soprattutto su ortofrutta, lattiero-caseari, uova, pasta, riso e sostituti del pane.

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