Coldiretti: boom dei cibi low cost, aumentano gli allarmi alimentari

di | 26 febbraio 2014 | attualità | 0 commenti

coldirettiNel 2013 sono aumentati del 14 per cento gli allarmi alimentari in Italia con ben 534 notifiche sulla sicurezza di cibi e bevande potenzialmente dannosi per la salute, sulla base del sistema europeo di allerta rapido per alimenti e mangimi (Rasff). A farlo presente è il Rapporto della Coldiretti su i ”Rischi dei cibi low cost” che evidenzia, nel corso dell’anno, un balzo record nel numero di notifiche nazionali al sistema di allerta comunitario per la prevenzione dei rischi alimentari, rispetto allo stesso periodo di cinque anni fa, prima dell’inizio della crisi.

Per fortuna, solo una minoranza di allarmi – precisa Coldiretti – è dovuta a prodotti nazionali con circa 97 casi di irregolarità e una tipologia del rischio abbastanza eterogenea: salmonella (20), listeria (11) ed epatite A in frutti di bosco preparati con materie prime importate (8).

A differenza di quanto è accaduto per tutti gli altri settori – sottolineano gli imprenditori agricoli – dall’abbigliamento alle automobili, in cui gli italiani hanno rinunciato agli acquisti, per l’alimentare, che va in tavola tutti i giorni, questo non è possibile, almeno oltre un certo limite. Tuttavia si è verificato un sensibile spostamento verso i prodotti a basso costo per cercare comunque di risparmiare. Nel 2013 le vendite sono aumentate solo nei discount alimentari che – precisa Coldiretti – hanno fatto segnare un incremento dell’1,6 per cento mentre sono risultate in calo tutte le altre forme distributive fisse al dettaglio. Il risultato – decreta l’organizzazione di categoria – è l’aumento degli acquisti di ”cibo low cost” con oltre sei famiglie italiane su dieci (62,3 per cento) che hanno tagliato quantità e qualità degli alimenti privilegiando nell’acquisto prodotti offerti spesso a prezzi troppo bassi per essere sinceri, che rischiano di avere un impatto sulla salute.

Dietro questi prodotti – precisa Coldiretti – spesso si nascondono ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi. Un caso è rappresentato dall’olio extravergine di oliva in cui in quattro bottiglie in vendita in Italia nei discount è praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate, che è comunque obbligatorio indicare in etichetta.

I rischi del low cost riguardano anche le imitazioni dei nostri prodotti più tipici come il parmigiano Reggiano e il Grana Padano, il prosciutto di Parma e San Daniele, la mozzarella: almeno una su quattro di quelle vendute come made in Italy non è stata realizzata a partire direttamente dal latte, ma da cagliate provenienti soprattutto da Lituania, Ungheria, Polonia e Germania.

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