Chiesa, è crisi delle vocazioni. Si apre ai “preti sposati”

Il Vaticano è sempre di fronte a nuove scelte. Scelte e decisioni così innovative che da una parte spaventano la stesa comunità religiosa. Si tratta appunto dell’apertura da parte di Papa Francesco a Roma ai “preti sposati” e della convocazione di un Sinodo speciale per l’Amazzonia che potrebbe anche rompere l’attuale obbligo di celibato per i sacerdoti.

Non è appunto la prima volta che se ne parla e Papa Francesco ha più volte detto che bisogna riflettere sull’ipotesi dei “viri probati“, cioè uomini sposati (o vedovi) con figli, che potrebbero ricevere l’ordinazione. 

Una tesi sostenuta, per esempio, da monsignor Antonio José de Almeida, professore presso la Pontificia Università Cattolica del Paranà, come riporta FarodiRoma: “In territori come l’Amazzonia e il Chiapas, nei quali le comunità cristiane sono visitate dai sacerdoti solo alcune volte all’anno, si dovrebbero ordinare alcuni dei leader laici che guidano le comunità: è la decisione più giusta, perché l’obiettivo è dotare una precisa comunità di un presbitero proprio, a partire da ciò che già esiste in quella comunità. Garantendo il rapporto ministro-comunità. Non è un estraneo che viene da fuori, ma dall’interno. Non c’è bisogno di inserirlo, ‘inculturarlo’, poiché fa già parte della comunità e della sua storia, ha il suo viso, il suo modo di essere”.

Ma, un altro problema che affligge il vicario di Cristo e tutta la Chiesa è anche la crisi delle vocazioni. Sono ormai 70.000 i sacerdoti che hanno abbandonato la tonaca negli ultimi 40 anni. A riferire questi dati è stata l’associazione “Amici di Lazzaro”. I numeri, come si legge su Adnkronos, sono relativi ai decenni che vanno dal 1964 al 2004 e contano l’abbandono della carica da parte di 70.000 sacerdoti, anche se in 10.000 hanno ripreso il ministero religioso durante gli anni a seguire.

Le cause degli abbandoni sono svariate. A quanto si legge dai dati circa la metà di loro chiede la dispensa dagli obblighi derivanti dallo stato sacerdotale, ovvero il celibato e la recita del breviario. Non mancano però casi di crisi di fede, di rapporti conflittuali con i superiori o di difficoltà con il magistero, depressioni e oppure limiti caratteriali. Si stima inoltre che l’abbandono avvenga dopo 13 anni di ministero. In genere si tratta di persone entrate nell’ordine a 28 anni e che abbiano intorno ai 50 anni di età al momento della richiesta della dispensa. Della fetta di ex sacerdoti che lascia l’impiego per sposarsi si è scoperto che il 50% di coloro che chiede la dispensa è già sposato civilmente, il 15% è in situazione di convivenza, mentre il 35% vive da solo.

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