Cgia: “L’inefficienza della P.a. fa più danni dell’evasione”

di | 9 gennaio 2016 | economia, Fisco, legalità | 0 commenti

ansa - faldoni - ansa - faldoni - TRIBUNALE DI MILANO CONTROLLO DELLE SCHEDE ELETTORALI PER LE ELEZIONI DEL SENATO FALDONI DI DOCUMENTILa Cgia, con l’impietosa freddezza dei numeri, lancia l’ennesimo macigno sulla già molto vituperata Amministrazione pubblica, la cui inefficienza, secondo l’associazione veneta: “danneggia l’economia italiana più dell’evasione fiscale”. Conti alla mano, le inefficienze della macchina amministrativa, hanno un impatto economico pari a circa 200 miliardi di euro all’anno, mentre la somma che gli evasori fiscali riescono sottrarre allo Stato si aggira tra i 90 e i 120 miliardi di euro. Andando a scoprire il dettaglio dell’analisi effettuata dalla Cgia vediamo che il danno economico delle inefficienze pubbliche vengono divise in sei diverse aree: i debiti della P.A. nei confronti dei fornitori che ammontano a 70 miliardi di euro; il deficit logistico-infrastrutturale che penalizza il nostro sistema economico per un importo di 42 miliardi di euro l’anno; il peso della burocrazia grava sulle piccole e medie imprese per un importo di 31 miliardi di euro l’anno. A 24 miliardi di euro ammonta la spesa pubblica in eccesso che non ci consentono di ridurre la nostra pressione fiscale in media Ue; gli sprechi e la corruzione presenti nella Sanità si portano via altri 23,6 miliardi di euro l’anno; ed infine la lentezza della nostra giustizia civile costa al sistema Paese 16 miliardi di euro l’anno.

Un quadro assolutamente fosco come emerge anche dalle parole del coordinatore della Cgia, Paolo Zabeo che spiega che “È verosimile ritenere che se recuperassimo una buona parte dei soldi evasi al Fisco la nostra macchina pubblica funzionerebbe meglio e costerebbe meno. Analogamente, è altrettanto plausibile ipotizzare che se si riuscisse a tagliare sensibilmente la spesa pubblica, permettendo così la riduzione di pari importo anche del peso fiscale, molto probabilmente l’evasione sarebbe più contenuta, visto che molti esperti sostengono che la fedeltà fiscale di un Paese è direttamente proporzionale al livello di pressione fiscale a cui sono sottoposti i propri contribuenti”. Parole queste ultime in linea con i giudizi espressi di recente anche dalla Corte dei Conti che ha giudicato insostenibile il carico fiscale, di qui l’aumento, come rilevato anche dall’Istat, della cosiddetta “evasione di sopravvivenza” ossia quella parte di evasione praticata per non chiudere una attività economica o riuscire a garantire almeno vitto e alloggio alla propria famiglia.

Zabeo conclude la sua analisi spiegando che: “Secondo una recentissima analisi elaborata da due economisti italiani occupati presso la Direzione Generale Affari Economici e Finanziari dell’Ue, per diminuire in misura strutturale il carico fiscale italiano e allinearlo alla media dei Paesi dell’area dell’euro sarebbe necessario ridurre la spesa pubblica di almeno 24 miliardi di euro. Un obiettivo che, alla luce dei tagli di spesa previsti dalle ultime leggi di Stabilità, non ci sembra raggiungibile in tempi ragionevolmente brevi”.

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