Cerimonia in ricordo dei martiri di Nassiriya

di | 12 novembre 2013 | attualità | 0 commenti

caduti_nassiriya1Dieci anni fa la strage di di Nassiriya. In ricordo dei diciannove italiani caduti – 12 Carabinieri, 5 militari dell’Esercito e 2 giornalisti durante l’attacco del 12 novembre 2003 – il ministro della Difesa Mauro ha deposto una corona d’alloro all’altare della Patria accompagnato dal capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, e dagli alti vertici militari, tra cui il comandante generale dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli. Inoltre l’Ordinario militare per l’Italia, arcivescovo Santo Marcianò, ha celebrato una messa nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli in Campidoglio. 

Il ricordo di Massimiliano Bruno, Giovanni Cavallaro, Giuseppe Coletta, Andrea Filippa, Enzo Fregosi, Daniele Ghione, Horacio Majorana, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Filippo Merlino, Alfio Ragazzi e Alfonso Trincone, Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Alessandro Carrisi, Emanuele Ferraro e Pietro Petrucci, Marco Beci e Stefano Rolla è ancora vivo nella mente e nei cuori di tutti.

Per il presidente della Repubblica i 19 italiani morti a Nassiriya furono “vittime di una inaccettabile e vile barbarie” e “simbolo di un paese che crede nella necessità di uno sforzo comune per la sicurezza e la stabilità e di un impegno forte a tutela dei diritti fondamentali dell’uomo e per la cooperazione pacifica tra i popoli”. Il primo tweet della giornata del presidente del Consiglio, Enrico Letta, è stato dedicato proprio alle famiglie di questi 19 “eroi”: “Oggi la memoria tragica di Nassiriya. Il pensiero per le famiglie dei 19 italiani e 9 iracheni che perirono. Vicinanza alle forze armate”.

“Nelle missioni di pace – ha ricordato, nel corso della sua intensa omelia, monsignor Marcianò – i nostri militari portano avanti opere di difesa e di ricostruzione, di lotta alla povertà ed alla discriminazione, di cura della sanità e dell’educazione, promuovendo i fondamentali diritti umani che questo equilibrio richiede e senza i quali non c’è giustizia”. “Costruire la pace – ha aggiunto – significa non fermarsi al proprio utile, non cercare il proprio interesse ma, piuttosto, estendere la vita, vivere le relazioni, organizzare il lavoro, affrontare la politica, governare la nazione, stabilire l’ordine internazionale, al servizio di quel bene comune che è bene di tutti e, per questo, di ogni persona e dell’intera comunità umana”. Quel bene – ha concluso l’ordinario militare – che ha portato i nostri fratelli caduti a ritenere che donare la propria vita, a difesa della vita altrui, fosse più grande di ogni altro bene, del bene della stessa vita”.

C’è chi invece in questa giornata di memoria si sente lasciato solo. “Mi sento abbandonato dallo Stato” sono le parole di Riccardo Saccotelli, maresciallo dei carabinieri in congedo e sopravvissuto alla strage di Nassirya, che ieri si è sfogato ai microfoni di Radio 24: “Lo Stato non ha fatto nulla per noi. Oggi capisco chi diceva 10, 100, 1.000 Nassirya”. Nell’attacco Saccotelli ha riportato ferite e per questo ora è in congedo. Lui non ha voluto la medaglia: “È un’offesa alla mia dignità – ha spiegato – quella medaglia non vale niente, perché lo Stato si è comportato in modo ambiguo”.

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