C’era una volta l’America… oggi c’è Trump

di Maura Guida

C’era una volta l’America, il paese delle opportunità, dell’accoglienza, ispirata dalle parole dei suoi fondatori, del presidente Franklin D. Roosevelt, che come monito all’intolleranza affermava: “Ricordate, ricordate sempre, che tutti noi, e tu ed io in particolare, discendiamo da immigrati”.

C’era una volta l’America dei Kennedy, del sogno americano, delle battaglie per i diritti sociali e per l’integrazione razziale.

C’era una volta l’America di Obama, che ripeteva ai giovani “Yes we can!” e che si batteva per i diritti delle minoranze.

Oggi c’è Trump, e le sue frasi volgari: “shithole countries”, letteralmente “cessi di paesi“, pronunciate giovedì all’interno dello Studio Ovale, durante un meeting con legislatori e senatori democratici e repubblicani, per discutere il destino degli immigranti provenienti da Haiti, dal Salvador, e da alcune nazioni africane.

Oggetto della riunione era anche la ricerca di una soluzione per i cosiddetti “dreamers”, oltre che per altri due elementi del sistema d’immigrazione: il riconoscimento ai cittadini americani della possibilità di sponsorizzare i propri parenti, e la riconferma della lotteria che ogni anno distribuisce la carta verde a cinquantamila fortunati in tutto il mondo. È proprio durante la discussione su quest’ultimo punto che Trump ha perso la pazienza e ha detto: “Perché abbiamo bisogno di più haitiani… tagliamoli fuori”. Poi, riferendosi ai paesi dell’Africa ha aggiunto: “Per quale motivo dobbiamo permettere a questa gente, proveniente da cessi di paesi, di venire a stabilirsi da noi?”. E ha proseguito affermando che sarebbe stato invece opportuno favorire nazioni come la Norvegia, e aprire i confini agli immigranti asiatici, in grado di far crescere l’economia americana.

Sempre nella stessa giornata, poche ore dopo, su Twitter, l’attacco ai democratici, che mettono a rischio la sicurezza nazionale aprendo i confini a persone nocive, oltre che al traffico di droga, per poi ripetere che è suo dovere proteggere le vite e la sicurezza degli americani, erigere il Muro, e cancellare la lotteria.

Repubblicani e democratici hanno reagito all’unanimità a queste provocazioni e al linguaggio oltraggioso del presidente, esprimendo indignazione e preoccupazione per i contenuti razzisti delle sue parole, ritenute ostili, distruttive e contrarie ai valori nazionali.

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