Centro studi Confindustria: l’aumento dell’istruzione innalza il Pil

di | 28 marzo 2014 | attualità | 0 commenti

IstruzioneUna cosa è certa – al di là delle polemiche – imprese, governo e sindacati potranno pur gestire in modo insoddisfacente l’economia del Paese, ma certe ricchezze non si perdono. “Il capitale umano e il capitale sociale sono gli unici veri asset italiani. Quelli che vengono prima di tutti gli altri perché ne costituiscono il presupposto, condizionando i risultati del Paese, in ogni sfera”. Ne è convinto il direttore del Centro Studi di Confindustria, Luca Paolazzi, che ha illustrato i risultati della ricerca “People First, il capitale umano e il capitale sociale per l’Italia”, presentata nel corso della due giorni organizzata dall’associazione degli industriali.

“Nei confronti internazionali, l’Italia non brilla né per la quantità, né per la qualità dell’istruzione. Carenze che si sono ancor più rivelate di fronte alle sfide delle nuove tecnologie e della globalizzazione”, ha aggiunto Paolazzi.

Dalla ricerca inoltre si evince che la crisi ha aggravato il quadro, perché ha ridotto l’occupazione, diminuito l’investimento e demotivato le persone innescando un circolo vizioso tra recessione e minori competenze.

“Bisogna spezzare questa spirale – ha sottolineato – puntando con decisione sulla crescita, rafforzare il capitale umano e sociale, tenendo a mente sette lezioni che emergono dalle ricerche condotte per il biennale del Centro Studi Confindustria. Lezione uno: la materia prima del capitale umano, cioè la popolazione tende a diminuire, invecchia ed è male utilizzata (tra i 15-24enni il tasso di occupazione è bassissimo: nel 2013 il 16,6% contro il 32,5% nell’Ue. Poco meglio al Nord al 21,3%, minimo al Sud, 11,8%)”. “Due: la scuola italiana non è immobile e immutabile. Gli italiani sono sempre più istruiti, anche se in modo diseguale e restano troppi gli abbandoni. Tre: l’Università resiste alle riforme e ai cambiamenti. In Italia sono ancora pochi i laureati. Quattro: studiare conviene anche in Italia. Cinque: per aumentare il capitale umano, lavoro e migrazione sono altrettanti cruciali. Sul lavoro si usano poche competenze e si fa poca formazione. Sei: i valori contano quanto i saperi. Sette: è molto importante la collaborazione tra mondo dell’istruzione e imprese”.

Il Centro Studi ha stimato che l’aumento in dieci anni del grado di istruzione italiano al livello dei Paesi più avanzati, innalza il Pil fino al 15% in termini reali, cioè 234 miliardi, con un guadagno di 3.900 euro per abitante.  

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