Centrella (Ugl): “Ecco come ridurre le tasse e far ripartire il Paese”

di | 12 febbraio 2014 | Senza categoria | 0 commenti

Giovanni Centrella“Inutile girarci intorno, quello che serve all’Italia per invertire la tendenza e tornare a respirare è una riforma fiscale vera. Bisogna lasciare più soldi nelle tasche degli italiani, chiedendo di più a chi possiede di più. Bisogna abbattere il costo del lavoro, dando i soldi ai lavoratori. Ma in questo senso manca la volontà da parte del governo e della politica di fare il bene del Paese, a partire dalle fasce più deboli”. Ne è convinto il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella (nella foto), che abbiamo intervistato sul sesto rapporto Istat “Noi Italia”.
Perché questa riforma fiscale stenta a partire?
Perché ci sono interessi troppo alti.
Lei sta proponendo un provvedimento fiscale da più parti giudicato impopolare. Per approvarlo servirebbero intese ancora più larghe di quelle del governo Letta…
Sì, sto parlando della patrimoniale. Una tassa che non piace a molte forze in Parlamento. Invece i soldi dovremmo andarli a prendere dove ci sono. Ma purtroppo si continua a prenderli a chi ne ha pochi: i lavoratori dipendenti e i pensionati. Che restano con le tasche vuote. E se nessuno spende non c’è crescita, non c’è produzione, non c’è occupazione. Chi ci governa deve pensare al bene del Paese, costi quel che costi.
La tanto celebrata spending review non sta ancora sortendo effetti: gli sprechi continuano…
Guardi, i soldi non si recuperano tagliando i consiglieri comunali, gli emolumenti dei parlamentari o, peggio, le vetture alle forze dell’ordine. Il problema è andare a vedere dove effettivamente si può tagliare. Esiste una marea di società municipalizzate, di enti pubblici inutili, di sperperi ingiustificati.
Purtroppo spesso assistiamo a tagli di spesa lineari…
Esatto, che colpiscono i dipendenti pubblici, senza rinnovo contrattuale da dieci anni.
Dove tagliare, allora?
Per esempio, chiudendo la società che gestisce i lavori del ponte sullo Stretto, che non si farà mai. Ancora, ci sono enti vecchi che si è deciso di eliminare e che ancora non si riesce a mettere in liquidazione. Per non parlare poi degli appalti… vorremmo vedere quante società partecipano, come partecipano, come funziona il meccanismo dei subappalti.
Come giudica il fatto che spesso dobbiamo restituire milioni di euro in fondi Ue perché incapaci di presentare progetti validi?
Abbiamo una classe dirigente inadeguata. Il problema è che mentre in un’azienda privata, l’incapace viene mandato via, nelle strutture pubbliche resta sulla poltrona. Più in generale, però, noi dovremmo dire di no a quei diktat Ue che ci danneggiano economicamente, come hanno fatto altri Paesi membri.
Magari con la prossima tornata elettorale le cose cambieranno?
Me lo auguro fortemente. In Francia e in altri Paesi hanno violato i Trattati dimostrando che con quelle violazioni avrebbero sistemato i conti pubblici. Dobbiamo avere anche noi questa forza in seno alla Ue.

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