Censis: spesa sanitaria sempre più carico dei cittadini

di | 9 dicembre 2013 | attualità | 0 commenti

sanitaIl Censis boccia la sanità italiana. È questo in poche parole il verdetto del report annuale stilato dall’organizzazione sulla situazione sociale dell’Italia e sui molti dei problemi che affliggono i servizi sanitari del nostro Paese. Dal documento emerge una profonda differenza tra le diverse aree geografiche. Se i cittadini del Nord ritengono che il Servizio sanitario nazionale sia adeguato (il 49,6 per cento nel Nord-Ovest e il 54,5 per cento nel Nord-Est), nel Centro e soprattutto nel Sud l’insoddisfazione si estende alla maggior parte della popolazione.

Dall’indagine risulta un aumento della compartecipazione della spesa sanitaria (quella per i ticket sui farmaci è cresciuta del 117,3 per cento dal 2008 al 2012) e del numero di italiani che si rivolgono direttamente alle strutture private. Si tratta, secondo il Censis, di “un importante segnale di una progressiva contrazione di fatto della copertura pubblica che, per le zone del Paese con situazioni di offerta più precaria e per le fasce più deboli, può tradursi anche in un rischio di uscita dal servizio pubblico”.

Eppure, la sanità integrativa resta sconosciuta a molti degli italiani. Se 11 milioni hanno sottoscritto un’assicurazione sanitaria, il 33,6 per cento degli intervistati non ha mai sentito parlare di fondi sanitari integrativi e polizze malattia e un ulteriore 34,9 per cento, pur avendone sentito parlare, non sa esattamente cosa siano. Più della metà popolazione intervistata dichiara di non conoscere le differenze tra un fondo sanitario integrativo e una polizza malattia e inoltre, il 57 per cento dei cittadini non sanno di poter ottenere, con i fondi sanitari integrativi, un vantaggio fiscale rispetto alle polizze malattia. Anche i fenomeni demografici hanno un impatto sulla sanità. Laddove le famiglie hanno tradizionalmente ricoperto un ruolo essenziale di assistenza e cura, il progressivo aumento delle persone che vivono da sole costituisce un ulteriore rischio di tenuta del sistema di welfare: superano ormai i 7,5 milioni e sono aumentati di quasi due milioni nell’ultimo decennio.

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