Catherine Deneuve: sì alla libertà di importunare, fa parte della libertà sessuale

di Maura Guida

“Difendiamo la libertà di importunare, indispensabile per la libertà sessuale”. È questo il titolo della lettera aperta inviata al quotidiano  “Le Monde”, dalla critica d’arte e scrittrice Catherine Millet, dalla psicanalista Sarah Chiche, dall’attrice Catherine Robbe-Grillet, dalle giornaliste Peggy Sastre e Abnousse Shalmani, e firmata da oltre cento donne, tra le quali la più celebre è Catherine Deneuve.

Oggetto della contestazione la caccia alle streghe iniziata dopo il caso Weinstein, le continue ripercussioni sulla stampa, il “lutto” esibito dalle star hollywoodiane alla premiazione del Golden Globe, insomma questo sentimento di puritanesimo che invece di proteggere le donne, le condanna a uno stato di costanti vittime soggette al dominio maschile.

“Lo stupro è un crimine, ma il corteggiamento insistente o maldestro non è un delitto” si legge nel testo, e si devono fare le dovute distinzioni, senza assimilare la seduzione e la galanteria alle molestie, perché per garantire la libertà sessuale, bisogna difendere anche quella di sedurre e importunare.

Le firmatarie della lettera riconoscono che la campagna di #MeToo ha contribuito alla presa di coscienza delle violenze sessuali subite dalle donne sul posto di lavoro, ma che allo stesso tempo ha scatenato una campagna diffamatoria nei confronti di individui messi allo stesso piano di comuni violentatori, senza peraltro assicurare loro il diritto di replica. Sono già molte le vittime di questa giustizia sommaria: imprenditori, uomini politici, che si sono dimessi per aver tentato di conquistare una donna con messaggi o frasi invitanti.

Essere femministe, prosegue la lettera, non significa odiare gli uomini, e questa battaglia esasperate serve in verità ai peggiori reazionari che pensano che le donne appartengano a un mondo a parte, e che abbiano continuamente bisogno di protezione, quasi fossero bambine con il volto adulto. Questa non è la realtà, ed è giunto il momento di fare una netta distinzione tra violenza e corteggiamento, anche nelle sue forme più volgari, perché le donne sono in grado di portare avanti le battaglie giuste, quelle per il riconoscimento delle pari opportunità, per i diritti reali, e sanno difendersi da sole dal corteggiamento insistente e inopportuno, senza restarne traumatizzate per tutta la vita.

Immediata su “Le Monde” la risposta di una trentina di femministe, tra cui la militante Caroline De Haas, le giornaliste Lauren Bastide e Giulia Fois, la psichiatra Muriel Salmona, e altre militanti, che affermano: ” La libertà di importunare contribuisce a banalizzare la violenza sessuale.”

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