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Musica e sociale, l’impegno di Numa alias Emanuela Palmer

numadi Vita Ragaglia

Numa alias Emanuela Palmer è un’artista impegnata in attività umanitarie e animaliste; ha sempre creduto nella musica come grande veicolo di messaggi di aggregazione e fratellanza. Come messaggio di forza creativa e di incoraggiamento per tutti coloro che non vogliono arrendersi alle loro sofferenze. Impegnata in prima persona in battaglie contro il maltrattamento di tutte le specie animali; impegnata sul fronte sociale. Siamo andati ad incontrarla per farci raccontare il suo nuovo progetto musicale e solidale, “Promised Land” e molto altro ancora.

Il progetto di Promised Land

Un brano, una colonna sonora che si fa portavoce di campagne umanitarie volte ad un supporto concreto per la costruzione di scuole, ospedali e case accoglienza per bambini e famiglie in fuga dalla guerra. Un progetto solidale che vuole spendersi in prima persona per fare del bene verso chi è più debole.
Promised Land è l’esperienza chiave della mia vita ed allo stesso tempo un momento importantissimo anche per Phil Palmer, mio marito che insieme a Paul Bliss è l’autore. Eravamo in casa in un nostro momento di ricerca musicale e sentivamo la profonda esigenza di creare un brano che portasse con se un grande messaggio umanitario. I profughi, gli immigrati sono un tema estremamente attuale ma anche molto antico, sono sempre esistiti. Persone che fuggono dalle guerre per salvare le proprie famiglie e se stessi sperando in una vita migliore, appunto una terra promessa. Sentivamo la necessità di essere molto rispettosi in merito all’argomento ed era nostro desiderio parlare di ciò che accade nel cuore di tutte le persone che si trovano nella condizione orribile della fuga. La loro disperazione ma anche la loro illusione, la speranza che hanno pensando a una vita migliore. Al brano hanno partecipato musicisti di grandissimo prestigio come Mickey Feat al basso, Elio Rivagli alla batteria, Phil Palmer alla chitarra, Paul Bliss alla tastiera e Justin Heyward backing vocal. Di recente è nata anche la prima grande collaborazione con gli amici dell’Unicef con i quali sostengo molte campagne umanitarie (In sostegno ai bambini del Nepal, contro la malnutrizione ecc.)

Chi è Emanuela Palmer e quali sono le sue attività umanitarie?

Sicuramente è una persona complessa ma non difficile. Negli anni ho cercato di conoscermi sempre meglio e fare un lungo lavoro di introspezione nella mi anima. Fin da piccolissima non potevo credere che “vivere” significasse solo “sopravvivere”, ovvero esistere. Crescendo ho cercato di mettere il cuore e la mente in una direzione che fosse del bene; per fare questo ho scelto la via della musica come veicolo di comunicazione emozionale e ho dato molta importanza non solo all’espressione della mia emotività ma anche alla mia sensibilità. Lo scopo principale è quello di “trasmettermi”. Donandomi, immediatamente ricevevo.
La musica si unisce alle campagne di sensibilizzazione e alla raccolta di fondi per bambini che muoiono di fame e alle famiglie in pericolo di vita a causa delle guerre, ci fa sentire meno impotenti e ci rende utili verso problemi che sembrano più grandi noi..
Ma appunto, la chiave è dare quello che si può, è non rimanere attoniti di fronte alla sofferenza, offrire la propria professionalità, il proprio tempo, la propria creatività’ unendosi a delle grandi associazioni come Unicef che hanno poi la forza di lavorare sul campo e fare la differenza.
Non dimentichiamo anche le piccole associazioni sparse nel mondo e in Italia, i volontari, le voci solitarie di chi lotta per i diritti degli animali e contro maltrattamenti atroci; esseri umani che capiscono il valore della vita di ogni essere senziente e si prodiga per la loro protezione.
Ecco, io mi sento viva, sento che la mia esistenza ha un senso solo quando mi unisco a coloro che proteggono la vita invece di distruggerla.

Raccontaci del tuo impegno nel sociale…

Collaboro con l’associazione nazionale “Zampe che danno una mano”, una onlus, di cui è presidentessa Giada Bernardi, che combatte da anni battaglie incredibili per salvare animali abbandonati e malati, aiutandoli a guarire e a trovare meravigliose adozioni.
Sono vicina a Medici senza Frontiere che sostengo nel mio piccolo da anni; trovo la loro missione assolutamente straordinaria e coraggiosa.
E ne approfitto per parlare del mondo dei disabili in quanto ho un fratello meraviglioso con delle problematiche importanti dovute alla sua nascita prematura.
Esistono associazioni come “l’Arca comunità”, “il Chicco”, dove straordinari volontari addetti ad ogni tipo di mansione (da medici, terapeuti, cuochi e assistenti) dedicano la loro vita a ragazzi con gravi problematiche e riescono a portare gioia dignità e cure a chi era destinato a morire dentro un letto o su una sedia a rotelle immobilizzato, rifiutato dalla società moderna.

Com’è nato il nome Numa?

Ho scelto Numa semplicemente perché volevo trovare un nome dolce, breve che potesse identificarmi come se fosse un codice, una piccola sintesi di tutto quello che sono io. È un appellativo che il papà di mia figlia mi dava tanti anni fa quando eravamo fidanzati ed è lo stesso che poi mi ha dato mia figlia. Risale dunque a più di 25 anni fa e ci sono molto affezionata.

“Mi mancherai” è il tuo ultimo singolo.

È un brano al quale sono molto affezionata e spero tanto che lo ascoltino più persone possibili perché anche questo porta un grande messaggio. All’apparenza può sembrare un brano dedicato esclusivamente alle donne ma in realtà è dedicato a tutti coloro che amano. È la storia di una donna che deve prendere una decisione; la forza di assumersi la responsabilità di una scelta volta alla salvezza della persona stessa: dire basta ad un legame ormai deleterio.
Il testo è ispirato ad alcune parole di Gianna Nannini ed è stato scritto da me. La musica è di Gianna Nannini e Mauro Paoluzzi. La produzione e gli arrangiamenti sono di Phil Palmer.

Se potessi esprimere un desiderio quale sarebbe?

Ne esprimo uno che si divide in due perché ne ho una di bambina e uno di donna. La donna che sono oggi vorrebbe vedere gli esseri viventi amarsi tra loro, tutti indistintamente. Ogni grande realizzazione e raggiungimento di incredibili obiettivi nasce da un’utopia che diventa sogno e poi speranza e poi determinazione e quindi non bisogna mai smettere di credere in qualcosa che ci sembra impossibile. L’altro desidero è personale e nasce in me fin da bambina quando ho cominciato il mio percorso artistico e seguivo il Festival di San Remo. Io sono italiana, il mio cuore è italiano e anche se canto in altre lingue e credo molto nella traduzione dei testi per raggiungere più persone possibili, la mia partenza e il mio ritorno è casa mia in Italia e Sanremo sono gli italiani; vorrei cantare sul palco dell’Ariston.